Foto pane appena sfornato

Cucinare: metafora di incontro e condivisione

Vi siete mai chiesti cosa significhi veramente cucinare?

Cucinare è ciò che ci ha permesso di evolvere. Secondo Lévi Strauss, antropologo, psicologo e filosofo francese, cucinare è “l’invenzione che ha reso umani gli umani”: prima ancora dell’invenzione della scrittura, gli umani hanno scoperto l’arte della cucina, cioè la capacità di trasformare gli alimenti in pietanze. E il concetto della convivialità legata al pasto è nata contestualmente alla crescita dei gruppi sociali e al conseguente bisogno di comunicare, dando vita ad un complesso rapporto in cui il bisogno di nutrirsi si mescolava (e si mescola tutt’ora) alla necessità di scambiarsi informazioni.

Ed ecco che la condivisione del pasto assume un significato profondamente diverso, fatto di accoglienza dell’altro e di condivisione. Ancora oggi rappresenta un momento del vivere quotidiano e la convivialità e l’ospitalità sono gesti che esprimiamo spontaneamente nei momenti importanti come il festeggiamento di eventi speciali o di ricorrenze.

E l’atto stesso di cucinare ha trasformato il bisogno primordiale di alimentarsi in una “pratica sociale”, senza la preparazione delle pietanze, infatti, il semplice atto del “nutrirsi” potrebbe essere svolto in autonomia e a proprio piacimento. Secondo Heinz Beck, infatti, “la fame esprime un bisogno: quello di essere saziati. La cucina, invece, eccede la sazietà, va oltre il necessario, ambisce a soddisfare il piacere”. La lavorazione degli alimenti, in effetti, è una pratica che richiede tempo, accuratezza e attenzione, rappresenta l’affetto che si prova nei confronti di coloro che consumeranno il pasto, la volontà di prendersi cura di loro e la gioia di offrire ciò che si è preparato.

Cucinare, quindi, è una forma di altruismo che stimola un senso di fiducia, di vicinanza e di intimità ma non solo, cucinare è un’arte che comporta consapevolezza.

Una consapevolezza che nasce dalla concentrazione e dall’introspezione. Concentrazione, perché lavorare in cucina è un’attività che richiede molta attenzione: quando si prepara un piatto le distrazioni non sono ammesse, pena l’insuccesso della creazione. Introspezione, perché la costante concentrazione, il continuo ripetersi di gesti meccanici e i profumi stessi che riempiono la cucina, rimandano a ricordi dell’infanzia e dell’ambiente familiare e invitano al raccoglimento.

Cucinare, insomma, aiuta a stringere legami, sia con le persone amate che con gli altri, non a caso Paul Gauguin disse che “cucinare suppone una testa leggera, uno spirito generoso e un cuore largo”.

Legami speciali, come quelli che si vengono a creare quando si ha il privilegio di vivere esperienze uniche come la partecipazione a iniziative sociali.

I 5 sensi – Uniti per De@Esi ne è un esempio, una manifestazione che vede coinvolti chef, cuochi, pizzaioli e pasticceri che si riuniscono ogni anno per raccogliere fondi a favore dell’Associazione di Promozione Sociale De@Esi.
Questa Associazione promuove la ricerca scientifica e si occupa di realizzare progetti che favoriscano una vita autonoma e indipendente per i ragazzi con bisogni speciali, creando delle opportunità concrete di inserimento nel mondo del lavoro. La cucina, quindi, come “palestra” per acquisire nozioni, come opportunità per vivere le emozioni, come stimolo per la riscoperta dei propri sensi. La cucina come occasione di confronto e di crescita, la cucina come metafora di incontro.

E proprio dall’idea di incontro è nata l’iniziativa promossa dell’Antoniano Onlus che, insieme a Food for Soul – il progetto culturale ideato dallo chef Massimo Bottura – collaborano per dare un aiuto concreto alle persone che vivono in situazione di disagio.
Ogni lunedì sera, infatti, viene messa a disposizione la mensa ai cui fornelli si alternano chef e cuochi dell’associazione Chef to Chef Emilia Romagna per preparare una cena utilizzando le risorse messe a disposizione.
Questo progetto non solo offre alle famiglie in difficoltà l’opportunità di cenare in un luogo accogliente dove sentirsi come a casa, ma da anche la possibilità ai volontari dell’Antoniano di acquisire nuove competenze. La cucina, quindi, come opportunità di formazione e di integrazione per le persone svantaggiate.

Perciò se dovessimo definire il significato profondo dell’arte della preparazione del cibo potremmo dire che cucinare è cultura e altruismo, che è creatività e impegno, che è passione e condivisione.

Condivisione del pasto. Di emozioni. Di esperienze. Di valori.

Perché in un periodo storico in cui la condivisione quasi spasmodica sui social media assume un’importanza inversamente proporzionale a quella reale, che porta le persone ad allontanarsi anziché  a venirsi incontro, ad escludere ciò che è diverso per paura anziché considerarlo fonte di ricchezza, l’atto stesso del cucinare per gli altri aiuta a riscoprire i veri valori di cui questa arte è simbolo.

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