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Tutti i Giorni Rosso. Quando il formato da litro è la giusta misura per una persona

Starmene un oretta in magazzino a sistemare bottiglie è una delle cose più belle del mio lavoro.
Le bottiglie, così come i libri, mi piacciono. Mi piacciono fisicamente, mi piace guardarle accarezzarne il collo, posarle nel loro angolino buio dopo averle fotografate nella loro veste migliore.
Mi piace quando ne arrivano di nuove. Mi emoziono, vorrei chiudermi dietro la porta e non uscire più.
Vorrei scolarmele tutte. Farci l’amore! Guardarle, annusarle, toccarle, ingerirle.  Inglobarle dentro di me. Renderle parte di me insomma. Come tutte le bottiglie che si bevono, i libri che si leggono ed i film che si guardano e che in qualche modo entrano dentro di noi senza uscirne mai più.
Tra i nuovi arrivi che sistemo in magazzino, c’è anche il Tutti i giorni rosso di Antonio Camillo. Boccia da litro.  Con le sue uve, sangiovese e ciliegiolo in prevalenza.
Una beva disarmante, carica di frutto agilissima in bocca, tannini leggeri ed eleganti , un velluto di bel frutto rosso e carnoso sorretto da una freschezza possente.
Rosso da frigo ed estivo.
Credo che il formato litro sia concepito per una singola persona 

E non è finita, restate sintonizzati. Cin.    

Una Falanghina… ardente!

Cruna deLago

Campi Flegrei Doc Falanghina – Campania

La Sibilla

Finale di servizio dopo una serata intensa con un gran bel vino altrettanto intenso: la Falanghina.

Vulcanico di origine e vulcanico in bocca, letteralmente un esplosione, idrocarburo, bucce di agrumi, macchia mediterranea frutta anche esotica, tanta acidità e sale.

Poderoso l`allungo finale dopo un principio muscoloso ma comunque elegante… La lingua e le sue papille paiono arrivare fino a metà dell esofago.

Gran bella boccia.

 

Il Faro… dello Stretto

Oblí
Faro doc – Sicilia
Tenuta Enza La Fauci

Il nome “Oblí” (oblio) è un omaggio a Ulisse che in quella zona si addormentò con il canto delle sirene, ma oblio è anche sinonimo di abbandono, lasciarsi andare dolcemente.

La doc Faro si trova nel versante messinese dell’Etna, una delle zone piu ventilate dell isola.
La doc Faro si differenzia della doc Etna principalmente , come disciplinare, per la composizione di uvaggio. Qui infatti oltre ai nerello (mascalese e capuccio) sono presenti il nocera e fino ad un 10% di sangiovese o nero d’avola.
La bottiglia in questione porta l’impronta del secondo.
 Vino che sta per dodici mesi in barrique di secondo/terzo passaggio e poi altri otto circa ad affinare in bottiglia prima di entrare in commercio.
Il colore si presenta di un rubino carico, molto piu carico del suo cugino Etna rosso. Questo per la presenza del nero d’avola e del nocera.

Nel calice il vino si muove compatto ed elegante sprigionando una gamma di odori che spaziano un po’ tutto il campo dei frutti a polpa scura con prevalenza dei rossi e del sottobosco. Evidenti anche le note speziate e floreali con un bel finale balsamico di eucalipto che avverto molto di più nella scia retronasale del sorso. La bocca mi dà una bella sensazione iniziale di rotondità che poi sento aprirsi, come srotolarsi lateralmente verso le zone della salivazione e con questo movimento avverto maggiormente l’impronta sapida e fresca che si armonizza perfettamente con un bel tannino evidente ma non invadente e setoso.

Bella boccia !