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Il Giovin Andrea e l’Albana da… Panico

Se diciamo Albana immediatamente penserete alla Romagna. Ma forse non sapete che fino a qualche decennio fa questo vitigno era molto diffuso anche nei dintorni di Bologna.
Anche se siete ancora scettici, sul nostro appennino resistono gli ultimi ettari emiliani dedicati a questo vitigno e ne abbiamo le prove! Andrea, giovane e appassionato titolare nonché enologo della Tenuta Folesano, ha prodotto da queste uve un Albana in purezza, il Gariete.
E’ da qualche tempo che manchiamo dalla cantina, per questo motivo in un’assolata e calda domenica di fine maggio abbiamo deciso di imboccare la Strada Statale Porrettana per raggiungere la Tenuta e scambiare due chiacchiere con Andrea. Lo troviamo ad attenderci all’ingresso della barricaia, con il suo sorriso solare e sincero.
L’incredibile capacità comunicativa di Andrea ci mette subito a nostro agio, il Gariete nei nostri calici, invece, ci invoglia a conoscere qualcosa di più sulle origini di questo antico vitigno. Esistono documenti che provano l’esistenza dell’Albana già dal 1300, tuttavia, alcune fondate ipotesi farebbero risalire il nome a quello latino dei Colli Albani, collocando la sua coltivazione addirittura in epoca Romana.
Nonostante la calura, Andrea si offre di accompagnarci per una passeggiata tra i vigneti. Ogni giorno c’è qualcosa da fare in vigna, soprattutto in primavera: la cimatura, la sfogliatura, il diradamento dei grappoli, la lotta ai parassiti ma l’entusiasmo e l’amore che si percepiscono dalle parole di Andrea sono così intensi che è facile comprendere per quale motivo i suoi vini siano così speciali. Passeggiando tra i filari notiamo che i caratteristici lunghi grappoli di questo vitigno stanno già prendendo forma e iniziano a fare capolino tra le foglie.
Rientriamo nell’accogliente sala da degustazione e, accaldati da un incredibilmente vigoroso sole primaverile, ci prendiamo il tempo per rinfrancarci con un ultimo calice di Gariete.
Un vino che, nonostante la struttura, risulta particolarmente fresco e di grande bevibilità, grazie ad una mineralità che lo rende piacevolmente sapido e saporito.
Di colore giallo dorato, al naso è fruttato con note floreali, per queste sue caratteristiche si adatta bene a preparazioni di pesce, crostacei e zuppe. Può essere servito anche con carni bianche, con minestre in brodo o come aperitivo.

La Vitovska e il Castello della Memoria

La nostra ricerca delle identità territoriali ci porta oggi a raccontarvi qualche aneddoto sulla Vitovska di Castello di Rubbia.
Approdiamo così nel Carso, una terra di confine unica, un affascinate e misterioso crocevia di lingue, culture, storie e popoli, dove la natura non è particolarmente benevola con la sua terra dura, i suoi inverni gelidi e la Bora che sferza i campi.
In questa terra nasce la Vitovska, antico vitigno autoctono a bacca bianca, poco conosciuto ma presente da tempo immemorabile.
Da sempre usato in assemblaggio con la Malvasia Istriana, da qualche anno sta iniziando a farsi apprezzare in purezza per la sua rigorosa autenticità.
In una assolata mattina autunnale percorriamo una tranquilla strada immersa nella spoglia campagna carsolina punteggiata di sommaco che in questa stagione si colora di un rosso fiammeggiante. Arriviamo davanti ad una grande porta di metallo che sembra condurre nelle viscere della collina, e proprio lì ad attenderci troviamo Nataša Černic, che ci accoglie con un solare sorriso.
Varchiamo la soglia di quella che una volta era una galleria di acceso ai rifugi della prima guerra mondiale in silenzio, consapevoli di trovarci al cospetto della Storia.
Ma è una volta entrati che abbiamo la sensazione di aver viaggiato nel tempo fino a giungere all’epoca di re, dame e cavalieri: davanti ai nostri occhi un’imponente cantina dall’austera bellezza, scavata nel grembo di un promontorio carsico alle spalle di una cannoniera, con le volte di pietra e le barricaie a vista.
Ci accomodiamo ad un tavolo per scambiare qualche parola, è difficile rimanere indifferenti all’entusiasmo e alla spontanea schiettezza di Nataša, le stesse caratteristiche che ritroviamo nella sua Vitovska, un vino genuino e senza ipocrisie, un sapiente equilibrio tra ragione ed emozione, con la capacità di arrivare diritto al cuore.
E’ l’espressione inconfondibile di questa terra, di buon spessore, con una particolare freschezza, minerale e con una buona acidità. E’ un vino piuttosto versatile, ottimo sia come aperitivo che degustato in accompagnamento a piatti di pesce e formaggi freschi.
E così ci rendiamo conto che, seduti nel silenzio della cantina, mentre sorseggiamo il vino che ci ha versato nel calice, stiamo assaporando la storia di questa famiglia e di questa terra di confine, unite fra loro da un legame indissolubile.

Bruno Porro e la Terra del Dolcetto

Esiste un legame profondo con il Piemonte e con le incredibili persone che abbiamo avuto il piacere di conoscere nel corso degli anni. Torniamo spesso in queste terre, è come una sorta di pellegrinaggio per rendere omaggio a quello che potremmo definire il punto di partenza della nostra avventura al Giro di Vite.
Oggi vi portiamo nella parte bassa delle Langhe, a Dogliani, dove il Dolcetto trova la sua massima espressione grazie alla sua eleganza e al suo potenziale evolutivo. Meno conosciuto dei più blasonati Barolo e Barbaresco, il Dolcetto è il vino tradizionale di queste terre. E’ un vitigno di estrema delicatezza, sensibile al terreno, alle lavorazioni e alle variazioni del clima, per questo motivo richiede molto impegno e dedizione da parte di chi lo coltiva.
E così, guidando lungo le strade adagiate tra le colline disseminate di vigneti, godiamo del panorama mozzafiato che spazia dalle Alpi alla Langa del Barolo.
L’abbaiare di un cane annuncia il nostro arrivo all’Azienda Agricola Ribote e Bruno si affaccia al portone.
La “piemontesità” di Bruno è evidente già dalla sua semplice e genuina accoglienza, nulla ci fa sentire come a casa più del suo sorriso autentico e della sua stretta di mano vigorosa.
Ci accomodiamo al tavolo e innanzi ad un calice di Dolcetto ci raccontiamo le ultime novità di casa. Perché è quasi di famiglia, Bruno. Merito di Guido e Nadia che, soliti avventurarsi per vini in giro per l’Italia, arrivarono in azienda quasi per caso ormai più di 20 anni fa.
Assaggiamo un altro sorso di Dolcetto e realizziamo che questo vino dal carattere sincero, con una buona struttura e un sapore secco e armonico è l’espressione stessa della caparbietà e del profondo legame con le tradizioni di questa famiglia.
E’ un vino da tutto pasto elegante, che ben si sposa con piatti a base di carne o salumi, cotechino, primi piatti con sughi di carne e formaggi semi stagionati.
E’ un piacere ascoltare Bruno e i suoi aneddoti raccontati con il suo caratteristico intercalare piemontese, ma abbiamo altre cantine da visitare. Ripartiamo con il bagagliaio carico e la voglia di tornare presto tra queste colline.

Azienda Agricola Ribote
Dogliani – Cuneo