Antonio Ognibene-sboccatura

Metodo Classico: la sboccatura


Abbiamo già parlato della spumantizzazione e dei due Metodi per ottenerla, quello Classico e quello Charmat, sottolineando che, a nostro avviso, non esiste un Metodo migliore dell’altro perché entrambi, ciascuno per le proprie peculiarità, sanno regalare vini interessanti.

Tuttavia, sarà forse per merito dello charme che suscitano i nomi francesi con cui ancora vengono chiamate le delicate fasi di questo processo, o piuttosto dell’ammirazione nei confronti delle mani sapienti dei cantinieri che ruotano una ad una le bottiglie disposte nelle pupitre e poi, con un rapido e preciso gesto, ne eseguono la sboccatura, fatto sta che la spumantizzazione ottenuta con il Metodo Classico rimane quella che attrae maggiormente per il fascino dell’atmosfera che sa evocare.

Mani sapienti come quelle di Antonio Ognibene, che ancora esegue questo rito in maniera tradizionale per la produzione del suo Pignoletto Metodo Classico PignOro.

Durante una nostra recente visita in cantina abbiamo avuto il privilegio di assistere alle fasi finali di questo affascinante processo. La consapevolezza di essere al cospetto di uno dei pochi artigiani che crede nel valore della tradizione e ancora esegue manualmente la fase del dégorgement – o sboccatura – ci ha spinto a volerne condividere la conoscenza.

Che cos’è la sboccatura?

E’ un’operazione che serve a donare al vino pulizia e limpidezza eliminando il sedimento feccioso che si è formato in bottiglia durante la presa di spuma e il lungo periodo di affinamento.
Come per i Metodi di spumantizzazione, anche nel caso della sboccatura sono due i metodi per poterla effettuare: il primo, quello più tradizionale, è il dégorgement à la volée mentre l’altro, maggiormente diffuso, è quello à la glace.

Come avviene il dégorgement à la volée?

E’ un metodo manuale che rappresenta la storia e la tradizione dello Champagne. Viene eseguito per ogni singola bottiglia e richiede una grande esperienza e professionalità.

Le bottiglie, per poter essere “sboccate” devono aver terminato il remuage nelle pupitre ed essere, quindi, in posizione verticale (sur pointe), con il collo della bottiglia verso il basso.
In questo modo i residui della fermentazione vengo raccolti nella bidule, un piccolo raccoglitore di plastica di forma cilindrica collocato sotto il tappo a corona.

Il cantiniere, quindi, con un gesto rapido e deciso, inclina la bottiglia e la stappa: la pressione dell’anidride carbonica in questo modo fa espellere i depositi fecciosi.
La sua abilità sta nel raddrizzarla nell’esatto momento in cui l’aria dal fondo arriva al collo, facendo si che escano solo le fecce senza perdite di vino.
E’ un’operazione che richiede molta attenzione perché se il tappo viene tolto troppo tardi i lieviti tornano ad intorbidire il vino e si attende troppo tempo prima di raddrizzare la bottiglia si rischia un’eccessiva fuoriuscita di vino.

Antonio ha adattato personalmente una botte per questa delicata operazione, incidendo una sorta di “finestra” nella parte centrale con lo scopo di fermare il tappo e raccogliere i sedimenti espulsi a seguito della stappatura, illuminandola internamente per consentirgli di controllare meglio il contenuto della bottiglia.
Per l’operazione di stappatura utilizza un apribottiglie piuttosto lungo, acquistato nella Champagne, e che gli permette di lavorare più agevolmente.
Ci ha spiegato, infatti, che si potrebbe eseguire anche con un semplice apribottiglie per tappi a corona ma, essendo corto, non permetterebbe di gestire al meglio la fuoriuscita delle fecce.

Esaurite le spiegazioni del processo, Antonio preleva una bottiglia dalla pupitre accanto a lui, appoggia l’apribottiglie sul tappo a corona e con un rapido movimento lo toglie.
Il botto secco del tappo che urta sulla parete di fondo della botte è immediatamente seguito da un inaspettato nugolo di goccioline che piovono addosso agli spettatori vicini.

Come non concordare, allora, con il pensiero comune? E’ davvero uno spettacolo unico e entusiasmante assistere alle abili mani di Antonio che con gesti veloci e precisi “risveglia” il vino permettendogli di esprimere il carattere e l’energia che ha acquisito in tutti gli anni in cui ha riposato.

Le fasi finali del processo di spumantizzazione

Con un gesto rapido la bottiglia viene nuovamente raddrizzata e subito viene aggiunta la Liqueur d’Expedition che ha l’importante compito sia di ricolmare la bottiglia dell’eventuale perdita di vino avvenuta durante la sboccatura ma anche di conferirgli i sentori che lo renderanno riconoscibile da quelli di altre Maisons.
Siamo ormai alle fasi conclusive del processo: alle bottiglie viene quindi inserito un nuovo tappo che sarà bloccato dalla gabbietta. Poi è la volta dell’etichetta e della capsula e finalmente le bottiglie sono pronte.

Il dégorgement à la glace

Certamente meno spettacolare rispetto al precedente, il sistema di sboccatura à la glace inventato alla fine del ‘800 ha costituito un fondamentale passo avanti nel progresso della tecnica di spumantizzazione con il metodo Champenoise.

Come avviene?

Come sappiamo, terminato il remuage la bottiglia è in posizione verticale. In questa fase, il collo viene immerso in una soluzione a -25° che provoca il congelamento dei primi 4 cm di vino, quelli contenenti il deposito feccioso. Contestualmente, la temperatura dello spumante contenuto nella bottiglia si abbassa di diversi gradi, riducendo in questo modo la forza dirompente dell’anidride carbonica.
La bottiglia viene poi riportata in posizione normale e, togliendo il tappo a corona, il contenuto della bidule viene espulso insieme alla parte di vino ghiacciata.

L’introduzione di questo metodo di sboccatura ha permesso di velocizzare e semplificare questa delicata fase della spumantizzazione, con minori perdite sia di vino che di pressione rispetto al dégorgement à la volée.
Probabilmente oggi il dégorgement à la glace è il metodo di sboccatura più usato per la sua maggiore praticità, tuttavia il metodo tradizionale viene ancora utilizzato anche nelle grandi aziende per le bottiglie di dimensioni superiori al Jeroboam – che non sono tappabili a corona – oppure per speciali cuvée alle quali vuole essere riservato maggiore prestigio.

 

Grazie di cuore all’Agriturismo Gradizzolo e ad Antonio Ognibene per la pazienza e la preziosa collaborazione.

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