la mia torta di riso tra tradizione e nostalgia

La torta di riso: tradizione, nostalgia e il suo irresistibile profumo di cose buone

Conoscete la storia della torta di riso?
Detta anche torta degli addobbi, è probabilmente uno dei dolci più antichi della tradizione culinaria bolognese e veniva tradizionalmente preparata durante l’omonima “Festa degli addobbi. Per l’occasione, infatti, le case erano addobbate con drappi colorati ed erano aperte ai vicini, ai quali si offriva appunto la torta di riso.

TRADIZIONE E NOSTALGIA

La torta di riso è tanto semplice quanto “importanti” sono gli ingredienti che la compongono. E’ una ricetta che profuma di cose buone e semplici come si sapevano fare una volta e i suoi estimatori sono davvero tanti.

Ne parlava già Pellegrino Artusi nel grande ricettario scritto alla fine dell’800 e ancora oggi chef stellati e famose blogger, ispirati forse dal nostalgico sapore dell’infanzia che la torta di riso sa evocare, ne propongono orgogliosi la propria ricetta. O meglio quella della propria nonna.

Perché, in effetti, soprattutto la nostra generazione subisce il fascino del “magico potere” della cucina della nonna. Una sorta di magia che ha la capacità di riportare alla memoria quella cucina ricca di ingredienti genuini e fatta di manualità e di rituali di cui sentiamo tanto la mancanza oggi.

Ma al di là della nostalgia del passato, per me è molto di più di questo: devo ringraziare le mie nonne se ho scoperto e coltivato la passione per la cucina, ricordarle e raccontarle attraverso le loro ricette è un mio preciso dovere morale.

E la torta di riso, per me come per tanti altri, è una ricetta che sa di casa, di infanzia e di Natale.

Di casa perché, come tutte le preparazioni della tradizione contadina, ha tante varianti quasi quante sono le famiglie che sono solite prepararla, e di Natale perché, nel tempo, è diventata una preparazione tipica di queste festività.

LA PREPARAZIONE

Gli ingredienti con cui è realizzata regalano una vera e propria esplosione di sapori: dalla dolcezza aromatica del riso cotto nel latte, all’elegante gusto delle mandorle, passando per l’inconfondibile gusto degli amaretti esaltato dal liquore e finendo con il sentore agrumato dei canditi.

La ricetta è molto semplice. Il primo passaggio è di mettere il riso a cuocere nel latte insieme alla vaniglia.

Io lo faccio cuocere un paio di minuti in più rispetto alla cottura classica per il risotto, facendo assorbire quasi tutto il latte. Il riso deve rimanere comunque abbastanza sodo, in modo che, una volta assaggiata la torta, restituisca quella piacevole consistenza che “solleciti” un po’ i denti.

Nel frattempo, trito finemente le mandorle, gli amaretti e i canditi. La mia famiglia, da sempre, ha preferito un impasto più fine, in modo che la parte “croccante” venga rappresentata solamente dal riso.

Una precisazione sui canditi: la ricetta tradizionale prevede il cedro, ma in questo momento sto utilizzando dell’arancia che abbiamo candito in Enoteca. Chiaramente l’arancia dona un aroma più agrumato rispetto al cedro candito, ma trovo che conferisca alla torta di riso una maggiore freschezza che invoglia a mangiarne un altro pezzetto.

In un contenitore a parte, poi, mescolo le uova con lo zucchero, incorporo le mandorle, i canditi e gli amaretti. Una volta raffreddato, aggiungo il riso insieme al latte “rimasto” dalla cottura (che ha una piacevole consistenza cremosa avendo assorbito molto amido) e amalgamo il tutto con un po’ di liquore.

Solitamente il più usato è quello di mandorle amare, anche se io preferisco fare un mix insieme ad altri liquori come rum, brandy o cognac. Questo perché la nonna era solita usare “quello che aveva in casa” e quando la torta era pronta, l’aroma che sprigionava per me era irresistibile.

LA COTTURA

Tra le tante piccole varianti della ricetta, c’è anche quella che era solita fare mia nonna Edera: foderava lo stampo di cottura con il caramello.

Anche io la ripropongo nella mia versione perché trovo che la nota leggermente amarognola che restituisce il caramello bene si sposi con la dolcezza della torta di riso. Senza contare che richiama perfettamente la componente aromatica del liquore di mandorle amare.

Una volta versato l’impasto nello stampo, la torta è pronta per la cottura.

Tradizionalmente viene cotta in forno, tuttavia, ho scoperto che cuocendola a bagnomaria la torta di riso rimane più cremosa. Questo perché le uova non arrivano mai a bollore e quindi non si creano buchi all’interno dell’impasto.

A cottura ultimata, verso sulla sua superficie un altro po’ di liquore e la lascio riposare qualche giorno prima di servirla, solo in questo modo restituisce il meglio della sua bontà.

Uno dei grandi pregi di questo dolce dalle modeste origini è la versatilità. La torta di riso è perfetta per una colazione sostanziosa o per una golosa merenda.
Ma, per me, abbinata al Castelzola Bianco dell’azienda agricola Lodi Corazza è il modo migliore per chiudere in bellezza ogni cena!

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