Regina Viarum e le Terre del Falerno

Regina Viarum e le Terre del Falerno

È da poco passata l’ora di pranzo quando lasciamo l’autostrada. Siamo nell’Ager Falernus, territorio sospeso tra mito e realtà alle pendici del monte Massico, tra il Vulcano spento di Roccamonfina e il Litorale Domitio.
È il fertile terreno che la leggenda vuole donato da Bacco ad un contadino generoso, lo stesso da cui i Romani ricavarono il vino più celebrato dell’antichità, il Falerno.
Lo testimoniano i ritrovamenti di anfore usate per il commercio e l’esportazione del vino, con tanto di etichette riportanti anno, tipologia e zona di origine, timbro e ceralacca sui tappi.

Regina Viarum e le Terre del Falerno
©Regina Viarum

Una fitta vegetazione di infestanti popola i bordi delle strade semi deserte, tanto da nascondere in parte il panorama circostante fatto di campi punteggiati di enormi ulivi dai tronchi annodati.

Nel silenzio della campagna raggiungiamo Falciano del Massico, un paesino apparentemente sospeso in uno stato di torpore e accidia ma dal sorprendente fascino decadente.
Un cane, un piccolo arruffato meticcio sdraiato sul selciato, guarda con indifferenza la nostra auto che passa poco distante.
Alcuni anziani sembrano gli unici avventori del bar. Radunati attorno ad un tavolino, discutono pacificamente.

Regina Viarum e le Terre del Falerno
showroom – ©Enoteca Giro di Vite

Ci infiliamo in un labirinto di strette viuzze per raggiungere Regina Viarum, cantina il cui nome è ispirato all’antica Via Appia che collegava Roma ai territori del Sud Italia.
Un cancello la separa da questa dimensione assurdamente onirica, al di là del quale veniamo accolti in un altro mondo, fatto di lavoro e meraviglia.
Nel giardino curato trovano posto, tra statue e scenografiche piramidi di bottiglie, la casa di famiglia e un delizioso showroom in legno che porta l’insegna della cantina.
Poco distante, diverse pile di cassette rosse ci annunciano che la vendemmia è già iniziata.
È la signora Elda che si occupa di tutte le fasi di vinificazione. Ma ad accoglierci oggi c’è Amalia, dall’aspetto di un vivace folletto ma con le idee ben chiare e tanta voglia di fare.

Stile – ©Enoteca Giro di Vite

L’assaggio della nuova annata e la presentazione di una nuova referenza sono la scusa per pranzare insieme in un posticino non lontano dalla cantina. Friselle e caprese accompagnano la degustazione: in fin dei conti siamo nel regno della mozzarella di bufala.Il primo calice è per Stile, un nuovissimo rifermentato in bottiglia da uve di primitivo. A prima vista ritornano alla mente ricordi di infanzia, di quei bicchieroni di aranciata sanguinella che si bevevano in estate.
Impossibile non associarlo immediatamente ad un’idea di freschezza e bevibilità. Poi Petali e Zer05, rispettivamente un rosato da uve di primitivo e un Falerno del Massico DOP da uve di primitivo.

Dopo il rifermentato e il rosato, un vino di corpo decisamente più consistente. Un bellissimo colore rosso rubino intenso suggerisce profumi – poi confermati – di frutta rossa e nera matura, non molto lontani da quelli percepiti nel Petali. Il tannino vellutato e la buona acidità invogliano a berne un altro calice.

È tardi, Amalia deve lasciarci ma non prima di averci accompagnato in cantina. Piccola e ordinata, le vasche in inox dove già riposa il mosto del Petali e dello Stile la occupano quasi interamente.

Amalia, Federico e l’anfora – ©Enoteca Giro di Vite

Quasi, perché una grande anfora fa bella mostra di sé in una nicchia a lei dedicata: è pronta per accogliere le uve di falanghina.
Un nuovo progetto, un ritorno alle vinificazioni antiche, un’unione tra passato e presente.
Una leggera macerazione sulle bucce e fermentazione in anfora per questo bianco ancora senza nome.
In famiglia il dibattito è aperto. C’è chi sostiene che sia meglio un nome che richiami il luogo in cui crescono le viti. E poi c’è chi preferirebbe evocasse l’importanza storica di questo tipo di vinificazione.
Aspettiamo curiosi di scoprire il vincitore. Noi puntiamo tutto su Amalia.

Cantina Regina Viarum
Falciano del Massico (CE)

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