La Cruna deLago, un vino vulcanico tra leggenda e tradizione

La Cruna deLago, un vino vulcanico tra leggenda e tradizione

Agosto, è tempo di vacanze. Ma per noi è la scusa per raggiungere i Campi Flegrei, una sottile lingua di terra vulcanica protesa verso il mare a nord del Golfo di Napoli.
La nostra occasione per ritrovare una famiglia di viticoltori che da cinque generazioni producono vini diretti e sinceri in questo incredibile luogo sospeso tra mito e storia.
Una schiettezza non scontata e dovuta non solo alle caratteristiche fisiche e climatiche del territorio, ma soprattutto alla capacità degli uomini che lo abitano di interpretarlo.
La stessa autenticità che restituisce il vino come ricompensa del rispetto che questa famiglia ha nei confronti della natura e del suo ciclo. Ma anche per le persone e per il loro sapere tramandato di generazione in generazione.

Immersi nella meraviglia dei vigneti

È ormai tardo pomeriggio quando suoniamo al campanello dell’azienda agricola La Sibilla, a Bacoli.
Restituta ci accoglie con quel calore materno che lascia addosso quella piacevole sensazione che si prova quando si torna a casa dopo tanto tempo.
Ci accomodiamo sotto il fresco pergolato per un calice di Cruna deLago accompagnato da una piacevole chiacchierata sulle novità di casa.

Neanche qui, nonostante la lontananza dall’afa della Pianura Padana, ci salviamo dagli attacchi delle zanzare, specialmente al tramonto.
Insieme a Luigi cerchiamo rifugio nel vigneto. Imboccato un sentiero riparato da una pergola di Falanghina, raggiungiamo una modesta altura e meraviglia! Non ci sono le parole per raccontare le emozioni che si provano alla vista di quel panorama mozzafiato. L’occhio, così avido di bellezza, spazia dai vigneti sottostanti per poi fuggire distante, soffermandosi prima al golfo di Pozzuoli, dominato dal Castello Aragonese di Baia, e poi ancora più lontano fino a raggiungere il Golfo di Napoli.

Sembra incredibile come i vigneti strenuamente resistano su questi terreni sabbiosi di ceneri e pomici, quasi soffocati dall’abbraccio della città che è cresciuta loro attorno.
Ma forse l’incanto di queste vigne è anche questo: un’affascinate combinazione di storia antica e autentica anima partenopea.

Luigi ci racconta che è proprio grazie ai suoli tufacei dovuti all’intensa attività vulcanica che è possibile coltivare le viti a piede franco.
Ed è sempre questa speciale composizione del terreno a conferire ai vini aromi peculiari che rimandano a odori di zolfo e di pietra focaia e promettono lunghe evoluzioni.

È il caso della loro Cruna deLago, un Cru da vigne di oltre 60 anni di Falanghina ottenuto da una scrupolosa selezione in vigna dei grappoli migliori.
Un omaggio a nonno Vincenzo, che quando andava sulla collina usava chiamarla cruna ad indicare la forma ovale del vicino lago di Fusaro.

La Cruna deLago, un vino vulcanico tra leggenda e tradizione
La Sibilla - Pozzuoli e il Castello aragonese di Baia - © Enoteca Giro di Vite
La Cruna deLago, un vino vulcanico tra leggenda e tradizione
La Sibilla - la vigna vicino la cantina - ©Enoteca Giro di Vite

La magia evocativa de La Cruna deLago

E se il panorama di Bacoli ha conquistato i nostri cuori sin dal primo sguardo, il primo assaggio del Cruna deLago, è il caso di dirlo, non si scorda mai.

Dicono che le stimolazioni olfattive siano le uniche informazioni sensoriali che entrano direttamente in contatto con le zone più arcaiche del nostro cervello. Ecco perché gli odori e i profumi hanno il potere di materializzare i nostri ricordi più intimi.
Ed ecco perché il nostro primo incontro con questo vino dal vivace colore giallo dorato è stato un vero e proprio colpo di fulmine: il suo bouquet di aromi minerali e sulfurei è la sintesi perfetta delle sensazioni che sa trasmettere questa terra straordinaria.
Mare, vento e cenere.
Un profumo che, da solo, sa evocare la meraviglia di cui si può godere quando ci si affaccia al terrazza panoramica a Monte di Procida per la prima volta.

La Cruna deLago, un vino vulcanico tra leggenda e tradizione
Panorama da Monte di Procida - © Enoteca Giro di Vite

In bocca, sensazioni di idrocarburi e una sapidità che regna incontrastata, nonostante l’affinamento sur lies per circa sei mesi e ulteriori sei mesi di riposo in bottiglia. Accompagnata da un piacevole retrogusto, tipico della Falanghina, di mandorla fresca amara.

Un vino elegante, complesso ma allo stesso tempo diretto. Un vino che non ci stancheremmo mai di bere, perché, dopo ogni assaggio, il palato rimane affamato di nuove emozioni.

È l’imbrunire, tempo di rientrare. Sembra incredibile ciò che accade a Bacoli non appena varcato il cancello della famiglia Di Meo. Saliamo in auto, portandoci dentro l’appagante sensazione di aver scoperto un nuovo lato dell’infinita bellezza partenopea.

 

La Sibilla – Bacoli (NA)

Precedentemente in questa regione: Regina Viarum e le Terre del Falerno