schiava Pardellerhof Montin

Pardellerhof Montin Meraner Hügel, la schiava che sa di semplicità, convivialità e tradizione.

Estate 2020. Un’estate difficile da dimenticare come, del resto, tutto il 2020. Un anno che ha costretto a rivedere i programmi e ad abbandonare anche alcuni progetti, compresi i nostri viaggi enologici in giro per l’Italia. Ma riusciamo a ritagliarci ugualmente qualche giorno e, per sfuggire al caldo torrido dell’agosto bolognese, cerchiamo rifugio in Alto Adige.

E così in un tardo sabato mattina lasciamo l’autostrada e raggiungiamo la Cantina Pardellerhof Montin a Marlengo, piccolo ma antichissimo centro abitato in una splendida posizione panoramica sulla mezzacosta ad ovest di Merano.

Pardellerhof Montin schiava
Marlengo @Weingut Pardellerhof Montin © Enoteca Giro di Vite

È ora di pranzo e, accompagnati da Erwin, ci incamminiamo lungo la via che costeggia i vigneti per raggiungere una piccola festa di paese con l’intento di pasteggiare insieme.

Sarà l’incanto delle colline ammantante delle vibranti sfumature del verde di vigneti e meleti, o forse l’orgoglio degli avventori che siedono ai tavoloni della festa in abiti tradizionali ma Marlengo ha davvero un fascino particolare: un’idilliaca combinazione di ruralità, tradizione e natura.

Il prodigio di poter condividere il pasto con estranei che parlano una lingua sconosciuta e rendersi conto che la convivialità, la voglia di stare insieme, di ridere e scherzare davanti ad un buon piatto è ciò che – dal confine con l’Austria all’estremo più a Sud della penisola – ci accomuna come italiani, fa assumere al nostro giro in Alto Adige un altro valore.

Pardellerhof Montin schiava
il vigneto della Weingut Pardellerhof Montin © Enoteca Giro di Vite

E assaporando l’ultimo pezzetto di strudel fatto in casa, scopri di aver imboccato l’A22 per andare a salutare un amico piuttosto che per fare scorta di vino.

Rientrati al maso, ci accomodiamo al tavolo della sala degustazione davanti ad un calice di schiava.

È uno dei più antichi vitigni allevati in Alto Adige e l’origine del nome sarebbe da ricercarsi nella storia. Nel XIII, infatti, erano definite viti “sclave” tutte quelle varietà di uva allevate a basso ceppo e legate a sostegni, come pali o alberi.
Schiave” dunque perché vincolate ad un sostegno, anche se alcuni studiosi sostengono che l’etimologia del nome sia da attribuire al fatto che questa varietà sia giunta in Italia dai paesi slavi: “schiava” in questo caso deriverebbe da “slava”.
Ciò che è certa è l’origine geografica di questo antico vitigno, identificata nella Slavonia (l’odierna Croazia orientale), la regione delimitata dai fiumi Drava a nord, Sava a sud e Danubio a est. L’arrivo del vitigno in Italia si deve probabilmente ad opera dei Longobardi o degli Unni.

In Alto Adige, tre sono le sottozone vocate: Santa Maddalena, il Lago di Caldaro e l’area di Merano e dintorni. Le espressioni sono molto diverse: morbidi ed eleganti nella zona del Lago di Caldaro, aromatici e fruttati nel meranese, fino ai più ampi e strutturati del Santa Maddalena.

Pardellerhof Montin schiava
la pergola tradizionale @Weingut Pardellerhof Montin © Enoteca Giro di Vite
Pardellerhof Montin schiava
Stele informativa e il falcino per le viti lungo il sentiero informativo ViaCulturaVini © Enoteca Giro di Vite

Le viti che producono la schiava di Pardellerhof Montin (Meraner Hügel DOC) si trovano in un ripido vigneto a circa 380 m di altitudine chiamato Herrnleit, dove Erwin le alleva, secondo il metodo tradizionale, a pergola. Questo sistema asseconda lo sviluppo naturale della pianta, i cui tralci tendono a cadere verso il basso e i cui frutti cercano costantemente l’ombra delle foglie.

È un metodo molto impegnativo per i produttori, ma aiuta l’uva a preservare al meglio le sue caratteristiche di freschezza, eleganza e intensità olfattiva.

Si tratta di un’uva povera di tannini che regala un vino leggero, dal colore rosso rubino e un profumo intenso e fruttato. La sua gradevole acidità lo rende fresco e di facile beva. Qualità che, se da un lato sono i suoi punti forza, dall’altro sono stati i motivi principali che hanno relegato in passato questo antico vitigno in seconda fila.
Ma erano i tempi in cui si credeva che più un vino era scuro e corposo, meglio era. Oggi i gusti si sono evoluti e si tende a prediligere eleganza e finezza alla robustezza, apprezzando sempre di più la bevibilità del vino e l’espressività del vitigno.

È il caso della schiava di Pardellerhof Montin, un vino onesto e informale, fresco come le montagne dove nasce e autentico e spontaneo proprio come chi lo produce.

Un vino che potremmo quasi definire un racconto sincero della vita del vignaiolo, fatta di impegni ma soprattutto di voglia di mettersi in gioco pur mantenendo la propria identità.

Un vino fatto di gesti semplici che diventano sentimento, emozione, memoria. Gesti che aiutano a comprendere perché Erwin ha scelto di investire tempo e energie per rinnovare il vecchio fienile e adibirlo a cantina di vinificazione. O ancora perché ha pensato di sistemare la bottaia affinché la pavimentazione permetta un corretto scambio aria-umidità e garantisca al vino che riposa nelle barrique il clima migliore. E perché abbia deciso di sostituire un vecchio meleto malato impiantando un giovane e vigoroso vigneto.

Gesti che esprimono la voglia di fare sempre meglio rispettando la natura e l’ambiente. Questa è la guida e il credo della famiglia Eccli. Non una propaganda pubblicitaria o il bisogno di seguire una moda, ma un vero e proprio stile di vita. Lo dimostrano le scelte fatte nel corso degli anni: dall’agricoltura sostenibile all’utilizzo del fotovoltaico per coprire il fabbisogno di energia elettrica del maso.

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bottaia @Weingut Pardellerhof Montin © Enoteca Giro di Vite

La penombra della fresca cantina e il silenzio che, per qualche istante, ci avvolge mentre portiamo alla bocca un altro piccolo assaggio di schiava, invitano alla riflessione. E ci ritroviamo seduti attorno al tavolo, assorti nei nostri pensieri, aperti all’ascolto delle sensazioni che il vino trasmette. Osserviamo i piacevoli riflessi color rubino mentre il vino rotea dentro al calice percependone l’intenso profumo di ciliegia sciroppata e lampone.
Mentre ammiriamo la grazia con cui gli archetti scendono rapidi lungo le pareti del vetro, le sensazioni cominciano ad avere un senso: la schiava di Pardellerhof Montin è un vero e proprio elogio alla semplicità. Un vino libero da sovrastrutture e costruzioni con una sorprendente verve capace di raccontare il buon vivere, la convivialità e il piacere di scoprire il valore dell’amicizia attraverso un calice di vino.

L’ospitalità di Erwin, le chiacchiere senza fretta, il pasto condiviso, ma anche l’amore smisurato che nutre per le sue vigne e la cura che riserva loro, fa capire che gli stereotipi e i luoghi comuni non sono sempre veritieri. Perché è più facile di quanto sembri imbattersi in un altoatesino con la voglia di trascorrere un pomeriggio insieme e di scambiare “2-300 parole” confrontandosi sui vini e sulle sensazioni che sanno trasmettere. Proprio come fanno i vecchi amici.

La schiava di Pardellerhof Montin

Pardellerhof Montin schiava
con Erwin @Weingut Pardellerhof Montin © Enoteca Giro di Vite

Weingut Pardellerhof Montin – Marlengo (BZ)

Precedentemente in questa regione: L’autentica poesia del Santa Maddalena