Cuna di Federico Staderini: la seducente eleganza del Pinot Nero parla toscano

Cuna di Federico Staderini: la seducente eleganza del Pinot Nero parla toscano

Chi lo avrebbe mai detto che una regione storicamente vocata alla produzione di rossi importanti e muscolari avrebbe potuto regalare vini eleganti, profumati e dalla bevibilità compulsiva?
E che il nobile ed esigente vitigno principe della Borgogna avrebbe trovato terra fertile nel centro della penisola italiana?

Fino a qualche anno fa nemmeno il più ardito degli scommettitori avrebbe puntato (idealmente) un euro sul progetto di impiantare vigne di Pinot Nero in Toscana. Questo perché replicare il carattere di complessità e fascino che questa fragile bacca raggiunge Oltralpe è davvero difficile.

Cuna di Federico Staderini: la seducente eleganza del Pinot Nero parla toscano
Il vigneto Cuna @borgo Civettaia

Quello che è certo è che non fu la follia a spingere l’illustre enologo Federico Staderini e l’amico nonché agronomo Vincenzo Tommasi a condurre uno studio di fattibilità per la messa a dimora di un vigneto di Pinot Nero nel Casentino toscano.

I paesaggi bucolici di una Toscana incontaminata

È prima mattina quando, lasciato alle spalle il castello di Poppi, ci avventuriamo in una ripida e stretta stradina per raggiungere il borgo di Civettaia, una manciata di vecchie case adibite a cantina di vinificazione.
Lontano da tutto, la pace e il silenzio di questo bucolico sito sono interrotti dal rumore di un mazzuolo sulle doghe di una botte e dal chiacchiericcio dei cantinieri intenti a pressare l’uva. Nell’aria c’è quella frenesia e quella certa ansia che tutto proceda per il verso giusto. In fin dei conti, scopriremo che dalla pigiatura di queste uve si otterrà il pied de cuve che servirà per la nascita della nuova annata del Cuna. Federico è già all’opera da parecchie ore, impegnato in questa prima vendemmia che, tra le altre cose, serve per modulare certe imperfezioni nel dosaggio della quantità dell’uva.
Può capitare infatti che a seguito di una gelata non eccessiva o di un freddo particolarmente intenso, dei tralci rimangano più piccolini ma con grappoli di dimensioni normali. «Siccome il laboratorio della pianta è rappresentato dai tralci, dove ci sono dei grappoli che non sono supportati da un tralcio di dimensioni normali io preferisco toglierli – spiega l’enologo – in tal modo, passerò una seconda volta e però quella volta lì c’è rimasta solo l’uva che ha i requisiti giusti».

Insieme a lui ci incamminiamo verso il vigneto, determinato a mostrarci i motivi che lo hanno spinto a scommettere in questa avventura quasi 20 anni fa.
Siamo a Pratovecchio, alle pendici della foresta di Camaldoli, dove la natura non viene disturbata.

Chi non conosce la zona sappia che davvero merita una visita.

Cuna di Federico Staderini: la seducente eleganza del Pinot Nero parla toscano
Federico Staderini

Le maestose foreste casentinesi, le strade di montagna immersi nella vegetazione, eremi di monaci e castelli storici sono il ritratto di una Toscana diversa da quella a cui siamo solitamente abituati.

Non si trattò di follia. La genesi del progetto Cuna

Ma veniamo all’intuizione che spinse il noto enologo a scegliere proprio queste terre per realizzare il suo sogno di impiantare un vigneto di Pinot Nero. «La collina che sovrasta la località di Pratovecchio è racchiusa da una zona montuosa appartata, con montagne che superano quasi ovunque i 1000 metri e con vette che toccano i 1600» racconta Federico. Ciò significa un pedo-clima perfetto: 500 m. s.l.m, con notti fresche e un’ottimale esposizione al sole.
«Questo ha già spiegato metà di questo progetto» continua, «l’altra metà è derivante dal terreno».

Scopriamo quindi che la formazione dell’Appennino Tosco Emiliano si deve al sollevamento di un fondale oceanico, per cui, generalmente, nella sommità dei monti si trova un terreno composto di sabbie e rocce sedimentarie tipo arenarie e scisti. Questi terreni danno vita a dei vini molto simpatici dal punto di vista del profumo ma che però sotto il profilo della sostanza aromatica sono più semplici, leggeri e un po’ spigolosi.
Qui, al contrario, siamo in una piccola nicchia ecologica, un terreno quasi unico nel comprensorio casentinese. In questa enclave, infatti, il suolo ha una matrice argillo-calcarea. «Se scavassimo qui con una benna, sotto 50-60 cm di terreno troveremmo la roccia».
«Questo è il secondo elemento fondante».

Ed ecco perché, nel 2000, con Vincenzo Tommasi del Podere della Civettaja hanno valutato che forse, considerando le somiglianze sia pedo sia climatiche della loro zona con la Borgogna, il Pinot Nero magari avrebbe potuto venire bene.

nel vigneto con Federico Staderini
nel vigneto @borgo Civettaia

Gli impianti sono stati fatti tra il 2003 e il 2007. Dentro al clos ci sono circa 7 ettari vitati. Qui le vigne di Federico e di Vincenzo si incrociano e si alternano, così vicine eppure così diverse. Esatta espressione della mano di chi le cura, fattrici di vini territoriali, veri e vibranti.

Tra le vigne di Pinot Nero allevate nei suoi quasi 4 ettari, trova spazio un’antica varietà etrusca, nata dalla domesticazione della vitis silvestris: l’Abrostine.

Vitigno a bacca rossa dai tratti un po’ scontrosi destinato a una quasi certa scomparsa, se non fosse per Federico. Da sempre intrigato dalla riscoperta degli antichi vitigni autoctoni della sua provincia, decide di recuperarlo e di lasciarlo libero di esprimere il suo originale modo di essere nel Sempremai, un vino di spontanea spensieratezza, dall’agilità di beva sorprendente.

Tendere all’eccellenza secondo natura

Nel vigneto il sesto d’impianto è molto fitto: ogni pianta produce circa 4 etti di uva perciò, indicativamente, ci vogliono circa quattro piante per fare una bottiglia di Cuna.
Considerando che le bottiglie prodotte si attestano tra le 7.500 e le 8.000, ne consegue che si esauriscono praticamente appena uscite in commercio. Federico ha una gestione molto attenta degli ordini per non deludere mai i clienti affezionati, ma è proprio il caso di dirlo: fortunati coloro che riescono ad appropriarsi di una bottiglia e a custodirla nella propria cantina!

In vigna vige la legge della biodinamica, dove territorio e clima hanno liberà di espressione. E in cantina tutte le fasi sono eseguite con la massima artigianalità, nel pieno rispetto delle uve raccolte a mano e attentamente selezionate, a partire dalla pigiatura fino ad arrivare all’imbottigliamento e alla successiva etichettatura.

Una degustazione da ricordare

Concluso il giro nel vigneto ci accomodiamo ad un rudimentale tavolo in legno con quattro sedie spaiate e una vista mozzafiato sul vigneto circostante.

È qui che assaggiamo le ultime annate prodotte, compreso l’ultimo nato, un bianco “sfrontato” e sbarazzino a iniziare dall’impatto estetico che, ancora prima del volume (0,5 anziché 0,75), richiama quello di una bottiglia di birra.

Cuna di Federico Staderini: la seducente eleganza del Pinot Nero parla toscano
tavolo di degustazione @borgo Civettaia

Si chiama “Viti a ricircolo di sfere” che è esattamente il nome della piccola fabbrica che c’è sulla rampa di accesso all’autostrada Bologna – Casalecchio. Su questo fabbricato basso, intonacato di bianco, la scritta rossa risalta quasi come se fosse stata fatta con il pennello.
Leggerla è stata quasi come un’illuminazione per Federico: aveva finalmente trovato un nome che calzasse a pennello con la personalità del vino. Perché questa scelta?
In parte perché gli emiliani sono un po’ sbarazzini (parole sue eh!), in parte perché in quella scritta ci ha visto quasi una citazione di ciò che avviene in vigna. E poi diciamocelo, una certa estrosità non guasta!

Questo vino nasce dalle uve Pinot Nero raccolte nella prima vendemmia nell’agosto 2017, (le stesse che hanno generato il pied-de-cuve per la fermentazione del Cuna) e ha fermentato in barriques da 225 in acciaio inox. Ha svolto la mallolattica in barrique l’anno successivo (2019, per chi legge) ed è stato imbottigliato nella primavera 2020.
Un vino tagliente, di grande pulizia e con una spalla acida importante che lascia presagire una vita ancora lunga. Deve averlo pensato anche Federico perché ci confessa di conservarlo con la bidoule «perché la mia idea è che questo vino sia serbevole anche attraverso gli anni».
Mettere in cantina una di queste bottiglie e dimenticarsela può essere un sacrificio ma il risultato dovrebbe ampiamente ripagarlo!

la degustazione in vigna
la degustazione in vigna @borgo Civettaia

E veniamo al protagonista della degustazione: il Cuna. 2015 e 2016 a confronto.
L’effetto delle annate è ben percettibile e si manifesta attraverso le differenti espressioni di profumi e corpo. La 2015 al naso ha profumi più evolutivi e un corpo più carnoso della 2016, più aerea e leggera.
Frutto di una vendemmia sensibilmente più fresca sia della precedente che della successiva, la 2016 è un’annata in cui sono stati valorizzati freschezza e verticalità. Questo non è un Pinot Nero. È un grandissimo capolavoro.

Niente assaggio dell’annata 2017, che Federico ritiene ancora non pronta. Ci spiega che nelle vendemmie più recenti ha progressivamente aumentato anche l’impiego del grappolo intero. La presenza del raspo impone un maggiore invecchiamento in bottiglia per armonizzare il vino.
Ed è per questo motivo che l’anno gli sta un po’ stretto.

Non è un azzardo: il Pinot Nero parla toscano

Affascinante, etereo ma anche energico e mutevole. Aristocratico, nobile e molto esigente soprattutto per quanto riguarda le condizioni climatiche, regala seducenti profumi e ammalia con il suo colore rosso rubino così delicato e trasparente che sembra danzare nel calice come un petalo di rosa. È facile capire perché il Pinot Nero abbia un posto così speciale nel cuore di tutti gli appassionati di vino.
E dopo aver assaggiato il Cuna non è un azzardo affermare che parli anche toscano: di grinta e poesia i Pinot Nero casentinesi ne hanno da vendere.

Non possiamo che essere grati a Federico per averci concesso il privilegio di entrare nel suo mondo. Una mano scrupolosa e una mente illuminata, nella vita come in vigna. Un grande interprete del territorio, un vero e proprio Maestro al cospetto del quale non possiamo fare altro che ascoltare in silenzio mentre cammina in vigna dispensando sapienza nel suo modo unico e incantevole di esprimersi.

Cuna di Federico Staderini: la seducente eleganza del Pinot Nero parla toscano
con Federico Staderini @borgo Civettaia

E fare tesoro di ogni insegnamento.

Ti abbiamo incuriosito? Lo trovi in vendita nella nostra App! Disponibile su Google Play (http://bit.ly/2PZE7BS) e su App Store (https://apple.co/3aKJXyZ)

E se anche tu sei un’amante del Pinot Nero, qui parliamo di un’altra grande interpretazione italiana.