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Dornach rouge 2017: spensieratezza, complessità ed eleganza.

Vino goloso.
Lo abbiamo bevuto un sabato sera a fine servizio.
Lo abbiamo abbinato al migliore degli abbinamenti possibili: le chiacchiere tra amici, colleghi, la demenziale ironia che ha l’unico scopo di farci ridere e rilassare dopo una settimana di lavoro, i sorrisi e le risate.

Vino che si concede subito con apparente leggerezza.
Spensierato, ma con il tempo si lascia apprezzare anche per quell’equilibrio tra complessità, eleganza e beva facile che solo i migliori pinot nero possono avere.

Carico di piccoli frutti rossi croccanti, agrumi in bellissima evidenza e note leggermente speziate a fare da sottofondo gustativo in bocca è avvolgente e fresco con un tannino dolce e vellutato.
Lascia una bella scia vinosa fresca persistente ed ancora una discreta tensione in bocca dopo il sorso.

Dornach rouge 2017 Patrick Uccelli.
Ottimo. Ma già lo sapevamo.

 

Precedentemente in questa regione: Il Riesling, lo Speck e il Vecchio Maso e L’autentica poesia del Santa Maddalena

L’autentica poesia del Santa Maddalena

Di ritorno dal recente viaggio in terre altoatesine, oggi vi raccontiamo della nostra visita al podere Messnerhof, sui pendii a nord di Bolzano, zona di produzione classica del Santa Maddalena.

E’ ormai notte fonda quando imbocchiamo lo stretto stradello che conduce alla Tenuta, dove un caldo ed accogliente letto ci aspetta. Viaggiare di notte è faticoso, ma è il modo migliore per avere qualche ora in più a disposizione per le nostre visite. L’indomani mattina ci alziamo di buona lena e raggiungiamo Bernhard, che ci accoglie con un garbato sorriso e la sua autentica gentilezza.

L’autentica poesia del Santa Maddalena
© Enoteca Giro di Vite

Insieme percorriamo un breve tratto a piedi costeggiando i vigneti. Il rigore dell’inverno ha spogliato le viti del loro verde brillante permettendo così di cogliere una distesa di ordinatissimi filari che si inerpicano sulle colline circostanti. Lo sguardo spazia e coglie la città sottostante, le montagne che incorniciano il panorama e una piccola chiesetta dal caratteristico campanile, riempiendo gli occhi e il cuore di una pace assoluta. Raggiungiamo il vecchio fienile, oggi trasformato in un’elegante sala degustazione rigorosamente in legno con una vista mozzafiato sulla città.

Seduti al bancone, Bernhard versa un calice di Santa Maddalena e ci racconta dell’ultima vendemmia e delle recenti attività dell’azienda. Sarà per il suo ruolo di docente all’Istituto Tecnico Agrario, ma Bernhard ha la capacità di rendere particolarmente piacevole la conversazione.

Questo elegante uvaggio color rosso rubino viene ottenuto da due vitigni autoctoni, la Schiava e, in piccola parte, il Lagrein che gli conferisce colore e struttura. In passato questo vino, che prende il nome dal paese di Santa Maddalena alle porte di Bolzano, oltre a rivestire un ruolo di primo piano nella produzione vinicola altoatesina, era anche uno dei rossi più noti d’Italia. La Schiava, frutto di uno dei più antichi vitigni autoctoni dell’Alto Adige troppo spesso rimasta nell’ombra a causa della sua delicatezza e aromaticità, raggiunge in questo vino una delle sue massime espressioni, grazie al particolare terroir che contraddistingue la sua zona produzione.

L’autentica poesia di questo vino è nella sua capacità di entrare nel cuore di chi lo assaggia con la stessa eleganza e garbo delle persone che abitano la sua terra d’origine. La sua unicità e quella classe tipica dei vitigni poco tannici lo rendono piacevole e appagante come la compagnia di Bernhard.

Con i suoi sentori di frutta e fiori e il suo armonico equilibrio tra tannini e acidità, questo vino è particolarmente versatile, perfetto per accompagnare antipasti e specialità tipiche della cucina tirolese, speck e affettati, ma anche con carni bianche, pesce e formaggi.

Il tempo scorre veloce quando si è in piacevole compagnia: Bernhard e il suo Santa Maddalena hanno anche questo magico potere. E’ tardi dovremmo ripartire, altre visite in cantina ci aspettano. Ma la pace che permea queste colline è un chiaro invito a restare. D’altra parte, cosa ci può essere di meglio che risvegliarsi al mattino, aprire la finestra e respirare la frizzante aria dicembrina tra i filari del vigneto?

Tenuta Messnerhof 
Bolzano

Precedentemente in questa regione: Il Riesling, lo Speck e il Vecchio Maso

Il Riesling, lo Speck e il Vecchio Maso

Marzo. Dopo un abbondante nevicata la voglia di vacanze si fa sentire. Quale scusa migliore di andare a fare una visita in cantina per salire sull’auto e partire?
Questa volta andiamo nella Valle Isarco, in Sudtirolo, per parlare di un vitigno originario della Germania: il Riesling.

Il principe di Mosella e Alsazia è sicuramente tra i vini più apprezzati dagli appassionati per le caratteristiche uniche che lo contraddistinguono, a partire dai tipici profumi di idrocarburi.
Il vitigno è stato inserito in Alto Adige dall’arciduca Giovanni d’Austria nell’Ottocento e nei pendii scoscesi della Valle Isarco ha trovato le condizioni ideali per regalare vini molto equilibrati, minerali e puliti.

La voglia di assaporare ogni istante del viaggio ci fa decidere di evitare l’autostrada e di raggiungere la Tenuta Röck percorrendo la statale che segue il corso del fiume Isarco.
Imboccata una strada con ampi tornanti risaliamo dalla valle e raggiungiamo Villandro, una bella insegna in legno ci informa che abbiamo raggiunto la cantina.
Un antico maso, che scopriremo essere del 16° secolo, attira subito la nostra attenzione. Ci accoglie Konrad, occhi castani e sguardo penetrante. Ci accomodiamo nella stube, storicamente la stanza più importante e cuore pulsante del maso, pervasa da un inebriante profumo di legno. Davanti ad un tagliere di speck tagliato al coltello e Schüttelbrot, Konrad ci presenta una dopa l’altra le bottiglie dei suoi vini con l’amore e l’entusiasmo di un padre.

Ci soffermiamo sul Riesling, dal colore giallo paglierino dai leggeri riflessi verdognoli: è bastato avvicinare il calice al naso per rimanere colpiti da quel suo profumo intenso di frutta bianca acerba che si discosta dai più classici sentori solitamente associati a questo vino.
E con il primo sorso entra nel cuore. Dapprima in in punta di piedi,  poi, così diretto e senza fronzoli, ti avvolge come una stretta di mano decisa ma non opprimente, è l’entusiasmo sussurrato di Konrad, è il suo profondo sguardo che sembra leggerti dentro.

Appagato dalla nostra curiosità, Konrad ci racconta dalla insolita vendemmia delle uve, che vengono raccolte tre volte, nel mese di ottobre, novembre e all’inizio di gennaio. Quest’ultima, viene poi lasciata in fienile per l’appassimento.
Il primo esperimento di induzione alla fermentazione con pied de cuve ha portato un risultato piuttosto interessante, un vino non banale con una buona acidità che, se giustamente conservato, potrebbe garantirgli una bella evoluzione nel tempo.
Ottimo come aperitivo, si sposa molto bene con piatti a base di crostacei, pesce crudo, carni bianche e con i formaggi freschi.

Nonostante la natura sia ancora in letargo, la pace che ci circonda ci invoglia e restare. Konrad ci guida in un ultimo giro prima di ripartire. Una porta nasconde l’ultima meraviglia di questo maso: la sala di affumicatura dello speck. La luce della piccola finestra sul fondo della stanza dalle pareti nere di fumo, illumina come in un dipinto di Caravaggio speck appesi e una vecchia stufa economica. Saliamo in auto con la stessa esaltazione di chi è appena uscito da una macchina del tempo, consapevoli che il profumo di carne stagionata e di fuliggine al legno di ginepro sarà un ricordo indelebile di questo viaggio .

Tenuta Röck
Villandro – Bolzano