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Le Campeur à Vin, ovvero il nostro viaggio alla scoperta dei vitigni della Valle della Loira

deuxième partie

Raduniamo un po’ le idee e ripensiamo al nostro lungo viaggio alla scoperta dei vitigni della Valle della Loira iniziato a Bourges, cittadina della Regione Centre – Val del Loire e terminato circa cinquecento chilometri più a ovest, sulle coste dell’Oceano Atlantico. Ritorniamo allora a costeggiare le acque del più lungo fiume di Francia a bordo del nostro camper e riprendiamo il viaggio da dove ci eravamo fermati.

Abbiamo parlato di Sancerre con le sue distese di vigneti mozzafiato e dei Pays Nantais, con lo spettacolo delle saline di Guérande, ad un passo dall’Oceano. Abbiamo anche imparato che la produzione in queste due aree “esterne” è prevalentemente dedicata ai vini bianchi. Ritorniamo indietro, allora, e fermiamoci nella zona centrale dove, seguendo l’ideale divisione da un punto di vista strettamente produttivo, troviamo invece una grande varietà di vini. E anche la maggiore concentrazione di castelli da favola.

Barricaia a Montluis Sur Loire © Enoteca Giro di Vite
Barricaia a Montluis Sur Loire © Enoteca Giro di Vite

Le terre bucoliche dei dipartimenti di Anjou-Saumur e della Touraine sono infatti punteggiate di castelli e manieri prestigiosi che hanno fatto la storia di Francia e dei suoi re. Antiche dimore dai meravigliosi giardini che fanno pensare ai tumulti del Medioevo e ai fasti del Rinascimento.

Touraine

Lasciamo allora alle spalle i rigogliosi vigneti di Sancerre ed entriamo nella Touraine. Le colline cedono il posto alla pianura e il panorama si fa più piatto e monotono. Anche le estensioni dei vigneti si riducono, alternati a fitti boschi delle tenute reali che si susseguono lungo la Loira.

Cheverny © Enoteca Giro di Vite
Cheverny © Enoteca Giro di Vite

In questo distretto, le origini dei vigneti risalgono all’antichità: la presenza della viticoltura è infatti legata al processo di romanizzazione della campagna gallica. La mancanza di sicurezza delle strade rendeva la Loira un mezzo di circolazione ideale, appare quindi chiara la ragione dello sviluppo dei vigneti lungo questa linea.

Qui i terreni sono molto vari e composti prevalentemente da tufo, argille, selce e ghiaia formati dai depositi alluvionali del fiume. Da un punto di vista climatico, invece, il distretto della Touraine rappresenta un vero e proprio crocevia delle influenze oceaniche e continentali.
Queste differenze climatiche, combinate con la varietà della composizione dei suoli, determinano una differenziazione nella scelta delle varietà di uve allevate e, di conseguenza, alla ricchezza di stili di vini.

E questo distretto è anche il trait d’union tra i vini della Regione Centre con quelli di Anjou-Saumur.

L’Appellation Cheverny è quella nella parte più occidentale del distretto, dove il confine con la regione Centre è davvero vicino. Difatti questa Appellation racchiude vini rossi nati dell’assemblaggio di Gamay, Pinot Nero e Malbec (in queste zone chiamato Côt) e vini bianchi ottenuti prevalentemente da uve Sauvignon Blanc, Chardonnay e Menu Pineau, ai quali si affianca il Romorantin la cui denominazione Cour-Cheverny ne rappresenta l’esclusività.

vitigni della Valle della Loira
Tratto da Atlas des vignobles de Loire © Patrick Merienne

Man mano che ci si sposta verso il centro del distretto cambiano i vitigni. Ecco allora che le Appellations Vouvray e Montluis Sur Loire, rispettivamente sulla riva destra e sinistra del fiume, racchiudono vini bianchi spumanti ma anche secchi, semisecchi, abboccati e liquorosi provenienti da un unico vitigno – lo Chenin – apprezzati per la loro eleganza e delicatezza con ottimi sviluppi organolettici nel tempo. L’Appellation Chinon, invece, include vini rossi e rosé d’eccezione, tutti prodotti a partire dal Cabernet Franc, vitigno che si è magnificamente adattato alle condizioni climatiche nella valle della Loira e che qui trova la sua piena dimensione.

Per le sue peculiarità lo Chenin Blanc – chiamato anche “Pineau de la Loire” – meriterebbe un approfondimento a parte. Tuttavia possiamo dire che in nessun altro luogo del mondo come nella Valle della Loira questo poliedrico vitigno riesce ad esprime meglio la ricchezza del territorio. Qui infatti, grazie alle particolari condizioni ambientali e climatiche, lo Chenin Blanc è capace di produrre vini con piacevole mineralità, freschezza e aromi complessi.

Vitigno affascinante e versatile, se raccolto all’inizio della vendemmia, lo Chenin permette di elaborare vini bianchi secchi o dei raffinati spumanti metodo classico. Se raccolto tardivamente, la sottile buccia lo rende sensibile alla “muffa nobile” (Botrytis Cinerea), permettendo così la produzione di straordinari vini demi-secs, moelleux e liquorosi che possono raggiungere decine di anni di affinamento in bottiglia.

La caratteristica organolettica principale dello Chenin Blanc è l’acidità, una caratteristica che quest’uva è capace di mantenere sia nelle zone a clima fresco sia in quelle a clima caldo che, insieme al buon grado zuccherino e al suo elevato potenziale alcolico, gli conferiscono un alto potenziale di invecchiamento.

A nostro avviso è sotto la denominazione Vouvray che mette in luce maggior eleganza e profondità, grazie ai terreni a forte presenza calcarea su cui vengono allevate le viti.

Il filo conduttore che unisce i vini della Regione Centre con la Touraine è sicuramente la freschezza e la grande bevibilità, ancora più marcata ed evidente nei vini rossi.
La tecnica di vinificazione con macerazione a freddo è molto spesso utilizzata e, combinata con le caratteristiche dei vitigni locali, conferisce ai vini Touraine un profilo molto aperto, fruttato e aromatico.

Cinque sono le aziende che abbiamo avuto occasione di visitare o, quantomeno, di assaggiare: due nella denominazione Cheverny, una nella denominazione Montluis sur Loire e due nella denominazione Chinon, tutte in agricoltura naturale.

 

Le due aziende visitate nella denominazione Cheverny si trovano sulla sponda sinistra della Loira a pochi minuti di distanza l’una dall’altra. Simile è la produzione di vini: per entrambe le cantine diverse referenze sia in bianco che in rosso dai vitigni della zona. Mentre la prima cantina, con le sue vinificazioni con macerazione carbonica, ci presenta dei vini sorprendentemente freschi, leggeri e profumati e piuttosto immediati, dalla seconda abbiamo degustato vini eleganti, diretti e dall’agile beva, accompagnati da due referenze di intriganti macerati in anfora. Le vinificazioni avvengono tutte in riduzione, con solamente una minima percentuale di solforosa aggiunta in fase di imbottigliamento.

Dopo i Gamay, i Pinot Noir e Côt della AOP Cheverny, ci aspettano i rossi fruttati, complessi ma estremamente beverini della AOP Chinon, terra d’elezione per la produzione di Cabernet Franc. Se c’è un vino che, in questo viaggio, ci ha colpito per le sue peculiarità e per le sue sostanziali differenze rispetto alle produzioni nostrane, quello è il Cabernet Franc.

Anche in questo caso, due diverse aziende a pochi minuti di distanza l’una dall’altra, separate dal corso della Vienne.

La prima cantina ha tre referenze di Cabernet Franc che restituiscono tre diverse espressioni di questo vitigno date dalla differenza dei suoli e dall’età delle vigne. A questi si uniscono un “vin d’ailleurs” 100% Merlot estremamente carnoso e beverino e un bianco, una vera e propria “lametta”, ottenuto, ça va sans dire, da uve Chenin Blanc.

Anche l’altra cantina, pur avendo più referenze, vinifica un solo bianco – sempre da uve Chenin Blanc – mentre le restanti etichette sono esclusivamente da uve Cabernet Franc.

Ben lontano dall’esprimere le classiche note di peperone che assume in Italia, troviamo in questi vini, così rotondi in bocca, morbidi e piacevoli, un crescendo di eleganza e bevibilità.
La gestione delle vigne è la più naturale possibile, lavorando il terreno e proteggendo le viti solo con l’ausilio di zolfo e rame.
In cantina, la pigiatura avviene per gravità in vasche di cemento. L’assaggio dell’uva, in vigna come durante la vinificazione, conduce le decisioni.

E dopo gli intriganti rossi della AOP Chinon, finiamo con l’azienda situata nell’Appellation Montluis sur Loire. Questa cantina produce sia una gamma di cuvée da uve di vigne di proprietà che cuvée da uve di altri viticoltori da cui le acquistano e a cui è dedicata una linea di referenze specifica. In effetti, abbiamo imparato che molti vigneron in queste zone sono soliti avere questa doppia proposta di referenze.

Vigneto a Saint Lambert du Lattay © Enoteca Giro di Vite
Vigneto a Saint Lambert du Lattay © Enoteca Giro di Vite

Ci concentriamo sulla AOP Montluis sur Loire, prodotta esclusivamente da uve Chenin Blanc di proprietà vinificate diversamente a seconda delle parcelle dei terreni. Qui lo Chenin regala vini abbastanza verticali ma meno “asciutti” di quelli della AOP Cheverny. Anche questa azienda produce in agricoltura naturale e in cantina non utilizzano chimica ma lasciano che sia “il vino a decidere”.

Anjou-Saumur

Lo Chenin Blanc è anche il protagonista dei vigneti nel distretto di Anjou-Saumur, dove si declina in una sorprendente tavolozza di vini. Questo perché qui i terreni sono molto vari, composti prevalentemente da ardesia, oltre a scisti composti da depositi carboniferi, tufo di gesso e argille di selce.

In questo distretto, sulla sponda sinistra della Loira, lo Chenin Blanc si esprime al meglio nella vinificazione di uve botritizzate. L’incontro tra i due fiumi, il Layon e la Loira, crea infatti le condizioni ideali per la formazione delle nebbie che aiutano il proliferare della muffa nobile. Sono vini notevoli, dotati di struttura, aromaticità ed eleganza, oltre che uno stile unico e abbastanza definito.

vitigni della Valle della Loira
Tratto da Atlas des vignobles de Loire © Patrick Merienne

La zona del Savennières, invece, sulla sponda destra della Loira, è la più famosa per lo Chenin Blanc vinificato secco che regala vini dotati di mineralità, freschezza e aromi complessi e una notevole longevità che può raggiungere decine di anni di affinamento in bottiglia.

Due sono le aziende che abbiamo visitato nel distretto di Anjou-Saumur: una in agricoltura biologica, l’altra naturale. Collocata sulla riva destra della Loira nella zona di produzione della AOP Savennières l’una, dall’altro lato del fiume e nella zona di produzione della AOP Coteaux du Layon, l’altra.
All’apparenza non potrebbero essere più diverse. Una, con la sua location raffinata ed elegante che sembra appena uscita da una rivista patinata di arredamento, l’altra più informale e “casalinga” con l’intera famiglia intenta a lavorare nella cantina accanto all’abitazione.

Un breve giro tra i vigneti dell’una e dell’altra azienda ci mostrano quanto sia ampio il divario di vedute, anche oltralpe, tra i vignaioli che scelgono l’agricoltura biologica e quelli che si affidano esclusivamente a Madre Natura. Differenze che ben si rispecchiano nel divario delle strutture ricettive: da una parte vigneti perfettamente potati e terreni prontamente lavorati per eliminare tutte le erbacce, dall’altra, vigne dall’aria arruffata, con un’alternanza di viti giovani ad alcune vecchie di oltre 80 anni, tutte immerse in una rigogliosa vegetazione.

La prima cantina in prevalenza incentrata sulla produzione di bianchi, tra i quali spicca la parcella “Roche aux Moines” caratterizzata da suoli poco profondi e composti di scisti di grès d’origine vulcanica. L’influenza microclimatica del fiume permette loro di produrre vini bianchi secchi di alta maturazione, che vengono commercializzati solo con lunghissimo affinamento in bottiglia, perché lo Chenin non svolge mai malolattica ed è concepito per essere grande bianco da invecchiamento.

La seconda cantina, con una raccolta delicata, la pressatura leggera, l’uso esclusivo di lieviti indigeni e il rifiuto di additivi aromatici produce diverse referenze sia in bianco che in rosso, tutti dotati di un carattere speciale.

Nella sostanza, i vini assaggiati di entrambe le cantine sono precisi, ricchi e franchi, potenti e raffinati allo stesso tempo, con l’ovvia mineralità. Due visite decisamente appaganti e istruttive, sia per ciò che abbiamo visto, così immersi nei vigneti, che per quanto assaggiato, con la scoperta del ventaglio di aromi freschi, fruttati e minerali degli chenin.

Tra ordinati filari e suggestivi panorami, il nostro inebriante percorso alla scoperta dei vitigni della Valle della Loira termina qui. l vini, i territori, la cultura e le persone hanno reso questa vacanza un vero e proprio viaggio esperienziale. Il nostro unico rammarico? Non essere riusciti a visitare tutte le cantine che avremmo voluto. Ma a questo possiamo sempre rimediare!

Non hai ancora letto la prima parte del nostro viaggio alla scoperta dei vitigni della Valle della Loira?    Lo trovi qui!

Une Loire, des Terroirs

Da sempre considerata il “giardino della Francia” per il suo suggestivo paesaggio, i Reali francesi ne furono talmente affascinati da costruire in questa zona i castelli e le residenze estive che l’hanno resa famosa in tutto il mondo. 
I terroirs dell’ampia vallata di questo fiume sono tanto diversi quanto è mutevole il suo corso: la Loire, infatti, deve la sua singolare ricchezza alla sua eterogeneità che le permette di offrire un’ampia tavolozza di vini, rinomati per la loro bevibilità e il loro carattere elegante.

Giovedì 18 Aprile 2019 
e
Giovedì 9 Maggio 2019

alle ore 20.30


Due speciali cene con degustazione
, nate dalla volontà di condividere la nostra divertente esperienza enoica in questo affascinante territorio, da gustare insieme alle sfiziosità create appositamente per le serate dalla nostra cucina.
Vini e abbinamenti
della prima serata
Rien Que Melon 2018 AOP – La Paonnerie
(Muscadet)
Gambero Rosso di Mazara, Prosciutto, Bufala e Cicorietta Ripassata

 

Les Moineries 2011 Côtes de Grandlieu – Les Hautes Noelles
(Muscadet)
Asparagi, Poverazze e Zabaione di Mare

Coteaux du Giennois 2014 AOP – Hervè Villemade
(Gamay, Pinot Noir)
Roast-Beef, Senape, Patate e Carote

Gamay de Clermont AOP Coteaux d’Ancenis 2017 – La Paonnerie
(Gamay)
Anatra, Mandorle Spinaci e Paprica Affumicata

Sancerre 2018 – Dominique Roger
(Sauvignon Blanc)
Piselli, Ricotta, Fior di Zucchine e Cappuccio Fermentato

Skeveldra 2015 – Sebastien Riffault
(Sauvignon Blanc)
Tacchino Brado, Cipolla di Medicina, Fave, Salvia e Rosmarino

Vini e abbinamenti
della seconda serata

Fines Bulles AOC Vouvray – Mathieu Cosme
(Chenin Blanc)
Salmone, Fragole e Peperone

Chenin – Domaine de l’R
(Chenin Blanc)
Caprino, Zucchine e Menta

Les Bergères AOC Anjou Blanc – Domaine FL
(Chenin Blanc)
Lumache nell’Orto

Les Champs Jumeaux  AOP Coteaux d’Ancenis – La Paonnerie
(Chenin Blanc)
Manzetta sulla Loira

Côt – Hervè Villemade
(Malbec)
Faraona, Verdure in Giardiniera e Yogurt

SO2 – Domaine de l’R
(Cabernet Franc)
Salsiccia, Squacquerone e Pere Fermentate

Per ciascuna serata è richiesto un contributo di 60,00 € a persona.

Early Booking 100,00 € per chi prenota entrambe le serate con pagamento anticipato tramite Satispay o bonifico entro il 14 aprile*.

Early Booking 55,00 € per chi prenota una delle due serate con pagamento anticipato tramite Satispay o bonifico entro il 14 aprile.

Data la natura dell’evento è necessaria la prenotazione.

Ti Aspettiamo!
Sul blog #incantinaconguido abbiamo parlato della prima parte del nostro viaggio nella Vallée de la Loire, con una piccola panoramica sull’enografia di queste regioni.   
Lo trovi qui!

* In caso di disdetta a una delle due, verrà restituito l’importo dedotta la cifra piena della singola serata.

Le Campeur à Vin, ovvero il nostro Viaggio alla scoperta dei vitigni della Valle della Loira

première partie

Da Bologna a Guérande e ritorno in camper, alla scoperta dei vitigni della Valle della Loira. 3600 km di strade dalle Alpi all’Oceano,  attraverso il Giardino di Francia.

La Loira - © Enoteca Giro di Vite
La Loira – © Enoteca Giro di Vite

Più che una vacanza un Viaggio, dove il “viaggio” in senso stretto non è la parentesi noiosa del tragitto che separa casa propria dalla destinazione finale, ma diventa esso stesso la meta: ogni curva affrontata, ogni sosta, ogni paese attraversato, ogni castello visitato o vigneron conosciuto sono tutte parti essenziali che, come in un puzzle, alla fine costituiscono il Viaggio.

Cosa ci ha colpito di più vi chiederete. E’ difficile stilare un elenco, sicuramente le sconfinate dimensioni della campagna francese, così diverse dalle nostre, hanno lasciato un segno. Il senso di spazio, di vastità e di “vuoto” dato da lunghe, drittissime strade poco trafficate non trova eguale contropartita nel nostro Paese. Abituati alla nostra variegata campagna, attraversare le ampie distese di campi seminati alternati a pascoli di placide mucche di razza Limousine e Charolaise che brucano incuranti dei passanti, rasenta quasi i limiti della noia.

Ma poi, giunti alle porte di Sancerre, i pascoli e campi cedono il passo ad altrettanto vaste distese di ordinati filari e la monotonia lascia spazio all’incredulità: siamo nel cuore della Francia, nella Regione Centre – Val de Loire. Per quanti vigneti in altrettante regioni possiamo aver visitato in Italia, non ne troviamo corrispondenza alcuna con quanto visto oltre confine.

Ma prima di entrare nel dettaglio e parlare della zona vinicola di Sancerre, è meglio raccontare qualcosa sulla Valle della Loira e sulla sua viticoltura.

Da sempre considerata il “giardino della Francia” per il suo suggestivo paesaggio, i Reali francesi ne furono talmente affascinati da costruire in questa zona i castelli e le residenze estive che l’hanno resa famosa in tutto il mondo. Ma forse non molti sanno che la Valle della Loira è anche la terza regione vinicola di Francia per grandezza e che i terreni vitati si estendono su circa 70.000 ettari. Questa fascia che costeggia il corso della Loira dal suo ingresso nella regione Centre sino all’Oceano rappresenta il punto d’equilibrio tra il nord e il sud del Paese.

Il clima è generalmente temperato, la sua estensione su un asse orizzontale infatti implica una minore varietà climatica rispetto a quella a cui siamo abituati nel nostro Paese. Qui le principali differenze sono date dall’influenza dell’Oceano , che caratterizza le regioni più occidentali attenuando le variazioni stagionali, mentre in quelle più centrali prevale il clima continentale, con maggiori sbalzi termici.
Tuttavia, la presenza della Loira e dei suoi affluenti favorisce l’esistenza di diversi microclimi e la grande varietà di suoli e sottosuoli che si susseguono dal Centro sino a giungere all’Oceano influiscono grandemente sulla scelta dei vitigni, sulle pratiche dei vignaioli e, ovviamente, sulle caratteristiche dei vini.

Se dovessimo definire in una parola i vini della Loira, siano essi bianchi, rosati o rossi, sarebbe sicuramente “freschezza”. Pur sempre con le differenze dovute a vitigno, suolo e clima, la latitudine in cui si trovano le vigne di questa zona dona, in generale, una freschezza che potremmo definire caratteristica. Il filo conduttore della quasi totalità dei vini assaggiati è questo sentore di fresco frutto dissetante, che invoglia a bere un altro calice.

I vini della Loira si dividono in oltre 60 Appellations tra bianchi, rosati, rossi, secchi, morbidi o spumanti.
Nonostante gli stili così diversi, questa regione è comunque legata in modo particolare ai bianchi grazie sia alla qualità del territorio che delle uve con cui si producono che, da est verso ovest, sono: Sauvignon Blanc, Chenin Blanc e Muscadet (o Melon de Bourgogne).
Fra le uve a bacca rossa troviamo invece, sempre da est verso ovest, Pinot Noir, Gamay, Grolleau e Cabernet Franc.
Esistono poi altri vitigni “minori”, autoctoni, come il Pineau d’Aunis, il Malbec (qui noto come Côt) e il Romorantin che vengono coltivati in misura minore ma che regalano comunque vini interessanti.

Vitigni Loira
Tratto da Atlas des vignobles de Loire © Patrick Merienne

Da un punto di vista strettamente produttivo, potremmo idealmente suddividere questa regione in tre zone: una occidentale vicino alla Costa Atlantica, una centrale e una orientale, poco a sud di Orleans. Mentre potremmo definire le due aree esterne come “bianchiste”, nella parte centrale la produzione è piuttosto variegata e prevede diversi stili, dai bianchi ai rossi, dai rosati agli spumanti per non parlare dei vini moelleux di rara eleganza prodotti con uve attaccate dalla Botrytis Cinerea.

Seguendo questa ideale divisione, torniamo nella parte orientale, zona di produzione dell’AOP Sancerre, che con i suoi sublimi paesaggi vitati, forse è una delle aree vinicole più belle che abbiamo visitato.

Sancerre © Enoteca Giro di Vite
Sancerre © Enoteca Giro di Vite

Il vitigno qui è Sauvignon Blanc, completato da Pinot Noir per rossi e rosé. Il bianco Sancerre è apprezzato per la sua freschezza, i suoi aromi minerali e di pietra focaia e una complessità al palato che migliora con il tempo. I rossi e i rosé invece sono vini gourmet, che offrono un piacevole divertimento a tavola.

Ma procediamo con ordine. Qui la vite viene coltivata da più di 2000 anni: nel XII secolo questa area viticola ha vissuto un vero boom grazie a monaci e frati e allo sviluppo delle vie fluviali che seguivano il corso del fiume.
A Sancerre a quei tempi si produceva un famoso vino rosso ottenuto principalmente con Pinot Noir ma dopo la piaga della fillossera del 1886 che distrusse pressoché tutti i vigneti, i viticoltori reimpiantarono nelle loro parcelle in prevalenza Sauvignon Blanc, uva particolarmente adatta al clima e ai terroir, su portainnesti americani.

Per produrre grandi vini con questo tipo di uve in una zona così vicina al limite settentrionale della viticoltura i vignerons devono seguire particolari accorgimenti, come la scelta delle aree con la giusta esposizione in cui allestire il vigneto e la densità dell’impianto ma soprattutto devono attenersi ad una gestione della vite piuttosto rigorosa.

Le sfumature di aromi caratteristiche dei Sauvignon Blanc di questa zona sono dovute alle differenti tipologie di terreni. “Terre Blanches”, è un tipo di terreno ricco di calcare, argilla e conchiglie fossili che regala vini rotondi dalla lenta evoluzione; “Caillottes”, è invece sassoso e calcareo che, al contrario, regala vini minerali con molta finezza e corpo. Il terreno di “Les Griottes” è composto da calcare tenero: qui i vini hanno grande personalità. Infine, il terreno di “Cailloux”, è un suolo bruno ricco di silicio e di selce del Kimmeridgiano, che conferisce ai vini aromi speziati e una mineralità un po’ “nervosa”.

Region Centre Loire
Tratto da Atlas des vignobles de Loire © Patrick Merienne

Due sono le aziende che abbiamo visitato in questa zona: una in agricoltura “ragionata”, l’altra naturale al limite dell’estremo. Collocata sulla riva sinistra della Loira l’una, dall’altro lato del fiume e a pochi minuti di distanza, l’altra.
Differenti anche le produzioni. La prima classicamente di prevalenza “bianchista” con vini sia da assemblaggi di varie vigne che vinificazioni da lieu dit (cioè “località”, nel mondo della viticoltura definisce un vigneto preciso). Tutti Sauvignon Blanc eleganti e profumati, ognuno con un carattere ben definito conferito dai differenti suoli. A queste bottiglie si affiancano interessanti declinazioni di Pinot Noir, due rossi dagli aromi fruttati e il tannino armonioso e un rosato dalla spiccata freschezza.

La seconda cantina, al contrario, vinifica in prevalenza rossi, con tre bottiglie di assemblaggi in differenti percentuali di Pinot Noir e Gamay e solamente un Sauvignon Blanc. Tutti vini che chiedono di essere aspettati, subito “difficili” al naso, ma una volta aperti si rivelano vini fini, eleganti e complessi.

Di tutt’altro tenore invece il Muscadet, vino semplice e immediato caratteristico della Regione dei Pays Nanatais, altra zona vinicola di tradizione “bianchista”. Come il nome suggerisce, si tratta della regione che circonda la città di Nantes e si protende verso l’Oceano Atlantico, sconfinando nella Bretagna. Qui, al posto dei castelli dall’aspetto fiabesco, troviamo severe fortezze sul mare, e le ampie distese collinari cedono il passo alla sconfinata distesa dei marais delle saline.

Guérande - le saline © Enoteca Giro di Vite
Guérande – le saline © Enoteca Giro di Vite

In questa area la coltivazione della vite esiste con tutta probabilità dall’epoca Romana ma in passato il vitigno coltivato era principalmente Cabernet Franc, introdotto dalla regione di Bordeaux. A seguito della terribile gelata del 1709, buona parte dei vigneti fu reimpiantata con Melon de Bourgogne e Folle Blanche. Grazie all’introduzione della Poltiglia Bordolese e all’innesto su piede americano, questi vigneti sopravvissero sia all’epidemia di oidio che alla fillossera, avvenute entrambe negli ultimi anni del 1800.

Il Melon de Bourgone, così chiamato per la forma rotonda delle sue foglie, è l’unico vitigno utilizzato per la produzione del Muscadet, “Vins de Soif” dalle note aromatiche, delicate e sapide. Si tratta di un’uva dagli aromi semplici che ha trovato in queste terre il suo terroir d’elezione raggiungendo una delle sue massime espressioni.
Per conferire una maggiore complessità di aromi a questo vino dalla impressionante mineralità salina, i produttori hanno scelto di vinificarlo sur lie, cioè di lasciarlo a contatto con i lieviti esausti, le fecce. In questo modo acquisisce maggiore ricchezza e quella fragranza tipica di pane fresco, ma soprattutto una buona attitudine all’invecchiamento.
La fermentazione del Muscadet è generalmente svolta in vasche in vetrocemento, spesso di diverse dimensioni e interrate, che permettono al vino di riposare al buio.

Quattro sono le Appellations di Muscadet della zona: oltre a quella generica di Muscadet, troviamo Cotes de Grandlieu, Coteaux de la Loire e la più rinomata Sèvre et Maine. Poco conosciuto fuori dai confini francesi, il Muscadet rappresenta la produzione principale in termini di quantità di tutta la Valle della Loira. I suoi profumi floreali, le note agrumate e iodate, la sua freschezza e mineralità ne fanno il perfetto connubio con piatti a base di frutti di mare.

pays nantais
Tratto da Atlas des vignobles de Loire © Patrick Merienne

Anche in questa Regione sono due le aziende che abbiamo visitato: una in agricoltura biologica, l’altra biodinamica con chiari richiami al naturale. Collocata nell’Appellation Cotes de Grandlieu l’una, sul confine tra l’Appellation Coteaux de la Loire e la regione vinicola dell’Anjou-Saumur, l’altra.
Differenti anche le produzioni. La prima in prevalenza incentrata sulla produzione di Muscadet con vini sia da assemblaggi di varie vigne che vinificazioni da singole parcelle. C’è una forte sensazione marina in tutti i suoi Muscadet, vivaci, piacevoli e con un’acidità stimolante. Si affiancano alla produzione del Muscadet, altre bottiglie ottenute da vitigni a bacca bianca (Gros Plants e Chardonnay) e a bacca rossa (Gamay).

La seconda cantina, al contrario, ha solo una referenza di Muscadet, affiancata dalla produzione di bottiglie sia da vitigni a bacca bianca (Chenin Blanc) che a bacca rossa (Gamay, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Grolleau Gris). Avremmo voluto assaggiare il Muscadet ma purtroppo a causa delle gelate buona parte della produzione è andata persa. Abbiamo assaggiamo quindi i rossi. Ricchi e corposi in bocca, sono caratterizzati da una bevibilità incredibile, la stessa che accomuna tutti i rossi di questa valle. Una menzione speciale merita il suo Chenin Blanc, forse una delle espressioni più “territoriali” e tipiche assaggiate durante il viaggio.

Il nostro viaggio alla scoperta dei vitigni della Valle della Loira continua, con nuovi paesaggi esplorati e la conferma ad ogni sguardo dello stretto legame tra il vino e il luogo in cui viene prodotto.

À suivre… campeur a vin