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Roero ways? Roero Arneis!

Il nostro viaggio enologico nelle colline piemontesi continua e ci porta nel cuore del Roero, terra privilegiata per la coltivazione del vitigno Arneis. Si tratta di uve profumate ma non aromatiche, quindi particolarmente adatte per realizzare un grande bianco secco.

Pian piano, mentre la strada si srotola davanti a noi, godiamo dell’incredibile paesaggio roerino con le sue colline dai versanti ripidi e i calanchi creati dall’antico corso del Tanaro.

E in queste colline, il vitigno di Arneis è coltivato da sempre. Alcuni documenti lo legherebbero al Roero già fin dal Quattrocento. Nel ‘700 acquista popolarità, al punto che si parlava dell’Arneis come di una tra le uve più pregiate, quanto quella di Moscato, e proprio come questa, l’Arneis veniva principalmente vinificato dolce o sotto forma di vermouth.
Ma durante il ‘900 questo vitigno, dopo anni di assoluta prosperità, viene fatalmente colpito dalla crisi della viticoltura causata, tra le altre cose, dalla fillossera.
Pensate che negli anni ’60, per via dei suoi acini dolcissimi e della sua precoce maturazione, era ridotto a pochi filari sparsi tra quelli di Nebbiolo per proteggere i grappoli destinati ai pregiati rossi piemontesi.

Fortunatamente negli ultimi decenni ha avuto la sua rivincita per merito di alcuni produttori che hanno saputo rivalutarne le potenzialità.

Uno di questi è sicuramente la famiglia Careglio, che raggiungiamo in tarda mattina a Baldissero d’Alba, dove porta avanti il suo lavoro contadino da decenni.
A cominciare è stato Pierangelo, che negli anni Ottanta ha scelto di aiutare il padre a coltivare i terreni di famiglia. Si interessava soprattutto alla vigna per questo motivo, insieme a un amico enologo, ha deciso di iniziare l’avventura della vinificazione.
Oggi insieme a lui c’è il figlio Andrea, che ci accoglie al nostro arrivo facendoci accomodare nella sala degustazione.

Ci apre una bottiglia di Roero Arneis mentre ci racconta dell’ultima vendemmia e delle recenti attività dell’azienda. E’ inevitabile non sentirsi subito amici di Andrea. Sarà per il suo sguardo attento ma non invadente o forse per la passione che lo anima quando racconta il suo territorio e la sua vigna.
Di certo le idee e le capacità non gli mancano, lo dimostra anche il suo impegno nelle attività del Consorzio del Roero e nelle iniziative di promozione del territorio dove spesso si pone in prima linea.
La sua passione è coinvolgente ma, del resto, conosciamo questa azienda già da tempo e vedere come, vendemmia dopo vendemmia, il loro percorso di crescita sia già segnato, è davvero una grande soddisfazione anche per noi.

Tra un pezzo di toma e qualche grissino ci godiamo il nostro calice di Arneis: sarà per la sua genuina personalità che lo rende unico e riconoscibile, ma chi si aspetta un vino che appaghi la curiosità di chi lo assaggia dopo il primo bicchiere deve necessariamente ricredersi!

Intenso e sapido come il terreno sabbioso su cui crescono le uve e con la stessa riservata classe e cortese eleganza di Andrea, questo vino dal colore dell’oro ha una freschezza e una piacevole persistenza. Al naso note agrumate e floreali, in bocca una lunghezza sapida e una beva disarmante.
La sua gradazione alcolica è importante ma questo assicura una rotondità e una pienezza di gusto davvero interessanti.

In un periodo storico in cui c’è grande interesse per i vini con lunghe macerazioni o affinamenti in anfora, Andrea continua a cercare la tipicità del vitigno e del vino attraverso vinificazioni tradizionali e fermentazioni classiche. Non fa eccezione il suo Roero Arneis che viene vinificato rigorosamente in inox in regime di riduzione, con una sosta sur lies di 3-4 mesi con frequenti batonnage.

Per le sue caratteristiche gustative, il Roero Arneis dà il meglio di sé con piatti di pesce semplici e non troppo saporiti. È ottimo anche con minestre a base di verdure o cereali, con paste dal ripieno delicato e con formaggi molli o di media stagionatura.

Le chiacchiere con un amico, la bottiglia aperta sul tavolo e il piacere di riscoprire ad ogni sorso questo incredibile vino ci fanno quasi perdere la cognizione del tempo.
Carichiamo le ultime scorte di vino e si riparte, con la consapevolezza che i vitigni autoctoni possono regalare davvero grandi vini.

Cantina Careglio 
Baldissero d’Alba

 

Roero Days - Roero Week

Se sei curioso di approfondire la conoscenza del mondo dei vini del Roero, dal 25 marzo al 5 aprile ti aspetta la Roero Week! Il Giro di Vite è tra i “Locali Amici del Roero Docg” e per l’occasione potrai trovare in mescita oltre ai vini in carta della Cantina Careglio, anche i Roero Arneis e Roero Docg di altre due cantine del territorio!

 

Precedentemente in questa regione: Pörlapa: la Barbera che stupisce

Pörlapà: la Barbera che stupisce

Il Piemonte è colline vitate e noccioleti, è il pranzo della domenica e le strade libere dal traffico, è la tradizione e la culla della filosofia Slow Food.
Il Piemonte è una bellezza quieta da apprezzare senza correre e la nostra evasione dalla frenesia quotidiana.
Non abbiamo bisogno di scuse o pretesti per tornare: è il dolce richiamo di casa.

E così, in una assolata domenica primaverile, raggiungiamo Costigliole d’Asti, terra d’elezione per la coltivazione del più importante, per diffusione sul territorio, vitigno a bacca nera del Piemonte: la Vitis Vinifera Montisferratensis, meglio conosciuto come Barbera.
Dalle sue uve si ricava la Barbera (rigorosamente al femminile), per decenni ha rappresentato il classico vino rosso “da pasto”, legato alle antiche tradizioni contadine. E’ un vitigno le cui uve hanno una buona resa, che regalano vini piuttosto alcolici e colorati e con un’elevata acidità fissa che ne facilita la conservazione.

Il calore con cui Giorgio e Roberto ci accolgono ogni volta che facciamo ritorno tra queste dolci colline, la semplice e raffinata bellezza della sala di degustazione e il senso di sopraffazione che inevitabilmente proviamo alla vista spettacolare dei vigneti che si coglie dalle ampie vetrate, sanno infondere una sensazione di pace e tranquillità, la stessa sensazione di benessere che si prova quando si torna a casa dopo tanto tempo.

Ci accomodiamo ad un tavolo, davanti ad una bottiglia di Pörlapà.
Il suo colore rosso rubino intenso e quei suoi caratteristici profumi di frutta matura e spezie rendono questa Barbera un vino affascinante, il suo affinamento in barrique per 18 mesi, fa si che al palato abbia tannini decisi ma non aggressivi e un buon corpo ma è la sua incredibile freschezza ad invogliarci a berne un altro calice.
Ed è chiaro già dal primo sorso per quale motivo abbiano scelto questo nome per il loro vino più importante: questa tipica esclamazione dialettale significa, infatti, restare senza parole ammirati e stupiti.
Stupiti per l’eleganza particolare, molto fine ed equilibrata, stupiti perché in un solo calice c’è tutta la storia della famiglia Boeri.

E’ il lontano 1936 quando Giovanni Boeri, nonno di Giorgio e Roberto, impianta questo vigneto sulla collina di Bricco Quaglia, e da allora i suoi frutti sono utilizzati per dare vita a questo superbo vino che ad ogni assaggio sa svelare una parte di sé, così incredibilmente fiero della sua personalità e che nulla ha da invidiare per qualità e gusto ai più rinomati “cugini” da uve Nebbiolo.

E come ogni vino fatto con il cuore, ha la capacità di trasmettere emozioni.
Perché, vedete, quello del vignaiolo non è solamente un mestiere, bisogna averlo nel sangue: il vino è come uno specchio che riflette l’anima di chi lo ha creato.
Quando si fa la conoscenza di persone come Giorgio e Roberto, si ha il privilegio di scoprire un mondo fatto di legami di amicizia forti, che vanno ben oltre a rapporti meramente commerciali.
E ci si ritrova a parlare per ore, del vino e della vita.
Ed è così piacevole rallentare il passo, ogni tanto.

Boeri Vini
Costigliole d’Asti – Asti

Precedentemente in questa regione: Bruno Porro e la Terra del Dolcetto

Bruno Porro e la Terra del Dolcetto

Esiste un legame profondo con il Piemonte e con le incredibili persone che abbiamo avuto il piacere di conoscere nel corso degli anni. Torniamo spesso in queste terre, è come una sorta di pellegrinaggio per rendere omaggio a quello che potremmo definire il punto di partenza della nostra avventura al Giro di Vite.
Oggi vi portiamo nella parte bassa delle Langhe, a Dogliani, dove il Dolcetto trova la sua massima espressione grazie alla sua eleganza e al suo potenziale evolutivo.

Meno conosciuto dei più blasonati Barolo e Barbaresco, il Dolcetto è il vino tradizionale di queste terre. E’ un vitigno di estrema delicatezza, sensibile al terreno, alle lavorazioni e alle variazioni del clima, per questo motivo richiede molto impegno e dedizione da parte di chi lo coltiva.
E così, guidando lungo le strade adagiate tra le colline disseminate di vigneti, godiamo del panorama mozzafiato che spazia dalle Alpi alla Langa del Barolo.

L’abbaiare di un cane annuncia il nostro arrivo all’Azienda Agricola Ribote e Bruno si affaccia al portone.
La “piemontesità” di Bruno è evidente già dalla sua semplice e genuina accoglienza, nulla ci fa sentire come a casa più del suo sorriso autentico e della sua stretta di mano vigorosa.
Ci accomodiamo al tavolo e innanzi ad un calice di Dolcetto ci raccontiamo le ultime novità di casa. Perché è quasi di famiglia, Bruno. Merito di Guido e Nadia che, soliti avventurarsi per vini in giro per l’Italia, arrivarono in azienda quasi per caso ormai più di 20 anni fa.

Assaggiamo un altro sorso di Dolcetto e realizziamo che questo vino dal carattere sincero, con una buona struttura e un sapore secco e armonico è l’espressione stessa della caparbietà e del profondo legame con le tradizioni di questa famiglia.

E’ un vino da tutto pasto elegante, che ben si sposa con piatti a base di carne o salumi, cotechino, primi piatti con sughi di carne e formaggi semi stagionati.

E’ un piacere ascoltare Bruno e i suoi aneddoti raccontati con il suo caratteristico intercalare piemontese, ma abbiamo altre cantine da visitare. Ripartiamo con il bagagliaio carico e la voglia di tornare presto tra queste colline.

Azienda Agricola Ribote
Dogliani – Cuneo